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Caro Pd, il tuo destino dipende da te

Andrea Ferrazzi sabato 21 Settembre 2019
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di Andrea Ferrazzi

 

Le clamorose accelerazioni avvenute in questa non banale estate politica, pongono il Partito Democratico di fronte alla scelta sul proprio destino.

Il Lingotto ha messo una pezza a un ritardo pluridecennale dell’assetto politico del nostro paese, nel quale i mutamenti dei partiti politici erano avvenuti perché costretti da fattori esogeni (crollo muro di Berlino, tangentopoli e crisi della prima repubblica…) e non per decisioni coraggiose e lungimiranti che anticipassero le necessità dei tempi.

La scelta di Renzi di fondare un proprio partito porta alla necessità di una scelta chiara e precisa. La risposta a questa sfida non dev’essere l’appiattimento nella sinistra storica, ma, viceversa, una radicale e coraggiosa politica riformista.

La forza del progetto fondativo del Pd non è stata nell’azzeramento delle culture di provenienza, ma nel metterle a disposizione di un progetto in cui, finalmente, la comunità di destino fossero il traino e la forza dell’unità.

Unità tra le differenze, comunità tra i non consimili, dialettica tra differenti sguardi e, soprattutto, essere trainati dall’orizzonte che ci accomuna. Si partiva dalle comunità di origine, ma si era guidati dalla comunità di destino. Non è infatti la nostalgia cristallizzante che può salvare, ma è il coraggio di giocare i talenti con lo sguardo rivolto al futuro.

Il possibile ritorno al sistema proporzionale, non ancora determinato e a parer mio da evitare, non muterebbe comunque la necessità di un Pd largo, riformista, anticipatore del futuro. La stessa Democrazia Cristiana è stata un grande partito capace di tenere insieme diverse culture in un progetto comune e per questo è stata determinante in un quadro proporzionale.

Al progetto di Renzi non si risponde dunque con lo schiacciamento a sinistra, ma con una forte accelerazione riformista capace di radicalità sia nell’individuazione del profilo, che delle politiche, che dell’organizzazione interna. Senza perdere un minuto.

In questo quadro la dimensione europea sarà centrale. La crisi dei partiti nazionali è ormai avanzata e irrimediabile perché lo stato-nazione ha da tempo perso la propria centralità.

Allo stesso modo il modello socialdemocratico è entrato in una profonda crisi perché mentre si muoveva in ambito nazionale, il capitalismo, sua forza dialettica di confronto, faceva della propria casa il mondo globalizzato.

Le politica, per non essere pura chiacchiera, è dunque europea o semplicemente non è. Per questo è ormai improcrastinabile la creazione di un Partito Riformista Europeo, che vada in parallelo con la costruzione degli Stati Uniti d’Europa.

Questa e non meno di questa deve essere oggi la nostra prospettiva.

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