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Covid-19, il modello di sanità più efficiente è stato selezionato sul campo

Ileana Piazzoni domenica 26 Aprile 2020
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di Ileana Piazzoni

 

Capisco l’esigenza di tenere insieme il territorio nazionale.

Capisco l’esigenza di dare linee guida unitarie nazionali sui parametri di sicurezza e una modalità di contact tracing che copra tutto il Paese (altrimenti sarebbe impossibile spostarsi).

Ma dal 4 maggio è assolutamente inevitabile e, secondo me, indispensabile che la gestione dell’epidemia sia praticata e modulata a livello regionale.

Se fossimo arrivati a questo appuntamento con una clausola di supremazia per lo Stato, sarebbe stato meglio per tutti (do you remember il 4 dicembre 2016?). Ma oggi dobbiamo fare i conti con la situazione che c’è e trarne anche il maggior vantaggio possibile.

Non posso fare a meno di chiedermi, del resto, cosa sarebbe successo se il Veneto non avesse potuto seguire una propria strada e si fosse dovuto conformare alle indicazioni del Ministero, non testando quindi gli asintomatici.

Su Covid-19 ci sono pochissime certezze. Una di queste è che il modo più efficace di contenerlo è una forte e capace organizzazione sanitaria territoriale, che eviti il più possibile l’ospedalizzazione e riesca a tracciare i contagi tempestivamente.

Il modello Veneto, per capirci, applicato anche in Umbria (l’attuale assessore alla Sanità è veneto ed ex assessore della giunta Zaia) dove – unitamente a un lockdown “precoce” e a una conformazione territoriale meno problematica – si è potuto rapidamente ottenere il risultato di contagi zero.

Non si tratta di tessere le lodi a un politico o all’altro (per quanto credo che mai come in questo periodo dovremmo essere capaci di riconoscere i risultati e gli errori, fuori da ogni propaganda di parte), perché i modelli di sanità regionale si costruiscono nel tempo, non in pochi giorni. Poi certo dipende da chi guida saperli utilizzare al meglio.

Resto convinta che l’estensione del contagio dipenda anche da fattori non dipendenti dai comportamenti umani. Non credo che al sud non si sia propagato come al nord solo perché il lockdown è stato applicato prima. Credo che questo sia stato un fattore fondamentale, ma non l’unico.

E tuttavia non ci possono essere più dubbi sulla necessità di una profonda rivisitazione del nostro modello di servizio sanitario.

Peraltro, quello che si è rivelato il più efficace non è nemmeno il più costoso, quindi uscirei dalla litania sui (presunti) tagli alla sanità. Le risorse servono, ma senza un modello organizzativo valido non si risolve alcunché.

Speriamo che tutto questo possa servire almeno a rompere schemi rigidi e intoccabili e ci consenta di investire tanto, ma soprattutto bene.

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