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Crescita bassa: l’Ufficio bilancio boccia la Nadef

Redazione mercoledì 10 ottobre 2018
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Pubblichiamo di seguito un estratto (le pagine 40 e 41) della relazione del Presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio nel corso dell’audizione alla Camera dei Deputati.

 

 

4.4 La Relazione al Parlamento ai sensi della L.243/2012

Il Governo ha presentato, insieme con la NADEF 2018, una Relazione al Parlamento in cui chiede l’autorizzazione a rivedere il piano di rientro verso l’OMT stabilito nella NADEF 2017.

La L. 243/2012, all’articolo 6, prevede la possibilità per il Governo di discostarsi temporaneamente dall’obiettivo programmatico, al fine di fronteggiare eventi eccezionali, previa autorizzazione delle Camere, con la procedura prescritta dal comma 3 del medesimo articolo.

La L. 243/2012, istitutiva dell’Ufficio parlamentare di bilancio, prevede che l’UPB effettui proprie valutazioni sugli scostamenti dagli obiettivi derivanti dal verificarsi degli eventi eccezionali (art. 18, comma 1, lettera e)). Anche il Regolamento europeo n. 473/2013 (che prescrive agli Stati membri di istituire organismi indipendenti per la valutazione della finanza pubblica) prevede che gli organismi indipendenti svolgano valutazioni pubbliche sull’emergere delle circostanze eccezionali e sull’allontanamento dal percorso di medio termine (art. 5, comma 2, lettera c)).

Il Governo richiama nella Relazione al Parlamento l’articolo 6, comma 5 della L. 243/2012 che prevede la possibilità di aggiornare il piano di rientro precedentemente approvato al verificarsi di ulteriori eventi eccezionali ovvero qualora, in relazione all’andamento del ciclo, il Governo intenda apportarvi modifiche.

La NADEF 2017 prevedeva che il saldo strutturale avrebbe quasi raggiunto l’OMT nel 2020 (saldo a -0,2 per cento), con aggiustamenti strutturali pari a 4 decimi di punto sia nel 2019 sia nel 2020.
Nel DEF 2018, redatto a legislazione vigente, l’equilibrio in termini strutturali era previsto essere raggiunto nel 2020 e poi mantenuto nel 2021.

Il piano può essere aggiornato con le stesse modalità previste dall’articolo 6, comma 3, ossia il Governo, sentita la Commissione, sottopone all’autorizzazione parlamentare una Relazione, da approvare a maggioranza assoluta, con cui aggiorna gli obiettivi programmatici di finanza pubblica, indichi la durata e la misura dello scostamento, le finalità alle quali destinare le risorse disponibili in conseguenza dello scostamento e il relativo piano di rientro verso l’obiettivo programmatico, commisurandone la durata alla gravità degli eventi. Il piano di rientro è da
attuare a partire dall’esercizio successivo a quelli per i quali è autorizzato lo scostamento.

Negli anni passati, Relazioni al Parlamento ai sensi della L. 243/2012 sono state presentate dai governi precedenti in occasione del DEF 2014, della NADEF 2014, della NADEF per il 2015, del DEF per il 2016, della NADEF per il 2016 e della NADEF per il 2017. Un’altra Relazione è stata presentata il 19 dicembre 2016, in occasione del DL 237/2016 volto a fornire sostegno al sistema creditizio italiano. La L. 243/2012 prevede,
infatti, che il Governo, in presenza di eventi straordinari, possa ricorrere
all’indebitamento per realizzare operazioni relative alle partite finanziarie.
Un breve approfondimento deve essere svolto sul contesto giuridico nel quale si pone la Relazione, e, in particolare se, – nel richiamare l’articolo 6, comma 5, della legge 243/2012 – essa invochi il manifestarsi di un nuovo evento eccezionale, oppure si richiami l’ultima parte del testo,
quello che fa riferimento a una intenzione del Governo di modificare il piano di rientro in relazione all’andamento del ciclo economico. Occorre ricordare che un nuovo evento eccezionale sembrerebbe dover ricadere nell’ambito definitorio del comma 2 del medesimo art. 6, ovvero grave recessione economica o evento straordinario al di fuori del controllo dello Stato. Da aprile non sembra essersi manifestata alcuna di queste circostanze e la stessa Relazione non menziona l’emergere di ulteriori eventi eccezionali. Analogamente ai precedenti documenti presentati dal
2015, la presente Relazione svolge argomentazioni generali sulle condizioni economiche dell’Italia: divari di crescita con il resto dell’Europa, crescita potenziale ancora ben al di sotto del livello pre-crisi, elevata disoccupazione. Sembra quindi che la modifica del piano di rientro sia
invocata ai sensi dell’ultima parte del comma 5, quella che rinvia all’andamento del ciclo economico.

 

4.4.1 I presupposti e le finalità dell’intervento

Le motivazioni dell’aggiornamento del piano evidenziate dal Governo nella Relazione sono le seguenti.

1) In primo luogo, il PIL reale non ha ancora recuperato i livelli pre-crisi del 2008, in particolare gli ultimi dati relativi al 2017 mostrano un valore inferiore di circa 4 punti percentuali rispetto al 2008. Nello stesso periodo i divari territoriali tra Nord, Centro e Sud si sono allargati ed è aumentato il numero di persone che si trovano in condizioni di povertà, deprivate materialmente o appartenenti a famiglie a bassa intensità di lavoro.

2) Negli ultimi anni si sono riscontrati alcuni segnali positivi per la crescita
dell’economia italiana, che tuttavia non sono ancora pienamente consolidati.
Nella prima metà dell’anno l’economia Italiana è cresciuta meno delle attese, uno scenario determinato, in particolare, da un andamento delle esportazioni inferiore alle aspettative, anche in conseguenza delle tensioni commerciali internazionali; esistono inoltre rischi significativi per il futuro, legati alle evoluzioni dello scenario internazionale (commercio internazionale, prezzo del petrolio, tasso di cambio dell’euro).

3) Il Governo ritiene che i tassi di crescita del PIL e dell’occupazione previsti nello scenario macroeconomico tendenziale della NADEF, rivisti al ribasso per tenere conto dei fattori enunciati e dei più recenti indicatori congiunturali, siano inaccettabilmente bassi.
Il Governo intende, pertanto, rivedendo gli obiettivi di indebitamento ereditati, conseguire tassi di crescita del PIL più elevati e ridurre sensibilmente il divario di crescita nei confronti dell’Europa.
Nelle motivazioni addotte per richiedere alle Camere l’aggiornamento del piano di rientro, si fa riferimento al peggioramento della congiuntura per l’anno in corso e i successivi, ma manca una esplicita analisi del ciclo economico, che costituisce la dimensione a cui fa diretto riferimento il comma 5 dell’articolo 6 della L. 243/2012.

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