LibertàEguale

Digita parola chiave

Condividi

di Sandro Gozi

 

Partirei per discutere di cosa fare oggi e domani da cosa ho letto ieri (tra le altre cose..).

Ieri ho letto l’intervista di Zingaretti. Poche cose da segnalare. Una va citata: per lui, la debolezza di Minniti sarebbe quella di (cit.) “aver fatto parte della stagione renziana”. Lui invece (Zingaretti) è un “homo novus”, lo sappiamo tutti, no..? E come tale, vuole che il PD (cit.) “volti pagina”. Intanto, i vari ex ministri del governo Renzi, tra cui alcuni casi di donne e uomini “miracolati” si affrettano, come è successo al Forum di Milano, a seppellire l’esperienza di governo di cui hanno fatto parte. Sempre gli stessi miracolati hanno spinto e continuano a sperare in un governo con M5S, perché loro senza poltrona non riescono più a starci, perché non sanno che nella vita i miracoli se mai accadono, accadono una volta sola…

Ora, io credo invece che in assenza di nuove iniziative politiche, il PD non posso voltare alcunché o svoltare da nessuna parte.

Per dire come la penso, potrei far riferimento all’intervista di Renzi a Le Monde o all’intervento a questa riunione, qui a Salsomaggiore, di Teresa Bellanova.

Provo però a sviluppare la mia proposta.

Io temo che questo PD ormai possa dare molto poco. Con Renzi, con due vittorie con quasi il 70%, siamo stati spesso bloccati, rallentati, logorati da veti interni, fuoco amico, tattiche opportuniste, gente che saltava su e giù dal carro con tanta velocità da rischiare di farsi male. Con due vittorie nettissime, non siamo riusciti a realizzare quanto avevamo promesso.

Allora mi chiedo e vi chiedo: ma siamo proprio sicuri che con un candidato sostenuto da noi, magari sostenuto anche da Renzi, riusciremo ad ottenere nel PD quello che non abbiamo ottenuto, a fare quello che non siamo riusciti a fare con Renzi…?

Questo è il mio dubbio.

Ho invece una certezza, che il ritorno al passato che propone Zingaretti vada assolutamente evitato.

Ed ho una certezza ancora più forte: che un nuovo PDS con indipendenti di sinistra e Susanna Camusso candidata nelle liste europee come (cit.) “elemento di innovazione e e apertura” , come è stato detto da qualcuno, non sarà mai il nostro partito.

Abbiamo bisogno di innovazione, non di restaurazione, di rivoluzione democratica, non di Ancien Régime della “Ditta”.

Ne abbiamo bisogno perché il 4 marzo è crollato un sistema politico. Sono finiti il centrodestra e il centrosinistra. Ciò non vuol dire affatto che non ci siano più valori di destra o di sinistra. Ma non c’è più il centrodestra, ormai completamente sostituito un’estrema destra egemonica, che sta finendo di assorbire Forza Italia e sta attraendo anche parte dell’elettorato dei M5S. Mentre il centrosinistra è polverizzato.

Quindi?

Quindi abbiamo davanti a noi una strepitosa opportunità.

Possiamo e dobbiamo occupare un ampio spazio centrale con una nuova proposta liberale e sociale, radicalmente alternativa al polo nazional-populista che si è fatto governo.

Forse cadono presto?

Forse durano e dovremo fare una lunga traversata nel deserto?

Anche se cadessero subito, gli elettori delusi o rinsaviti – o tutte e due – non si rivolgerebbero a questo PD.

Chiederebbero, cercherebbero, qualcosa di nuovo.

Ecco perché dobbiamo promuovere un nuovo movimento, aperto a tutti coloro che condividono senso dell’urgenza e nuova direzione, non chiedendo cosa hanno fatto o da dove vengono ma cosa vogliono fare e dove vogliono andare.

Per allargare il consenso subito e poi tornare ad essere maggioranza in Italia.

E dobbiamo farlo ora, prima delle europee, in vista delle europee, perché queste elezioni europee non sono mai state così decisive per l’Europa e per le nostre democrazie nazionali.

Guardate che c’è un filo rosso, una rete, forse addirittura qualcosa di più tra Putin, la Washington trumpiana, l’Italia gialloverde, Marine Le Pen, Bolsonaro, i referendum sulla Brexit e sulla Costituzione italiana….

Perché quando Trump definisce “un insulto” la proposta di Macron di realizzare un esercito comune europeo, noi capiamo la portata della sfida, e anche da che parte stare!

Mai, come dagli anni ‘30 del secolo scorso c’era così tanto bisogno di Europa.

Mai come oggi, c’è bisogno di riaffermare il primato della politica con una nuova politica transnazionale.

Mai come oggi, a 100 anni dalla fine della I guerra mondiale, in un molto multipolare poco cooperativo, molto competitivo e sempre più conflittuale, dobbiamo riformare e rilanciare il multilateralismo e pensare ad una vera Governance globale.

E dobbiamo cambiare l’Europa per salvarla. Dobbiamo rifondare la nostra Unione per moltiplicare sicurezze, protezioni e opportunità agli Europei.

Dobbiamo costruire un’Europa della speranza per battere l’Europa della paura, la migliore alleata degli spacciatori di demagogia a buon mercato.

Ecco perché dobbiamo andare oltre il PD e oltre il PSE.

Ecco perché dobbiamo costruire una nuova alleanza progressista e liberale. Innanzitutto con Emmanuel Macron. E poi con tutte le forze che condividono valori, priorità e obiettivi per la rifondazione europea. Che siano socialdemocratici, liberal-democratici, Verdi, o altro. E dobbiamo farlo anche se alcuni singoli partiti socialisti o liberali non sono d’accordo. Perché non è tempo di piccoli veti per tatticismi nazionali, ma di grandi iniziative coraggiose, da proporre prima delle elezioni e che devono avere l’investitura popolare, devono ottenere mandato forte dei cittadini e degli elettori. Perché gli accordi di palazzo, dietro le quinte, dopo le elezioni del 26 maggio non sono la risposta, non bastano. Perché solo se proponiamo un movimento politico che vada oltre gli schemi politici attuali potremo fare esplodere le contraddizioni sempre più grandi dentro il PPE. Potremo chiedere agli europeisti del PPE come possono sedere di fianco ad Orban, sostenere Weber che vuole aprire a Salvini e a Le Pen, fare una sorta di politica dei due forni. Ma Weber non è Andreotti. E il PPE è sempre di più il Partito Populista Europeo.

Ecco perché dobbiamo costruire un nuovo Movimento, in Italia in Europa.

Ecco perché dobbiamo essere protagonisti di un nuovo inizio, in Italia e in Europa!

 

(Intervento all’incontro di Salsomaggiore Terme “Italia 2030”, 10 novembre 2018)

Dal 2000 al 2004 lavora con Romano Prodi presidente della Commissione Europea. Nel 2006 viene eletto in Parlamento. E’ stato capogruppo Pd nella Commissione Politiche Ue della Camera dei Deputati. Nel 2013 è eletto Presidente della Delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea del Consiglio d’Europa e co-Presidente dell’intergruppo parlamentare Federalista per gli Stati Uniti d’Europa.
Nel 2014 diventa vicepresidente del Gruppo Socialista presso l’Assemblea del Consiglio d’Europa. Nel 2014 nel governo Renzi, come Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con deleghe alle Politiche e Affari Europei.

Tags:

3 Commenti

  1. Cesare Bellocchio Brambilla lunedì 12 novembre 2018

    Bisogna avere il coraggio di dire che la nuova alleanza è anche con i moderati del vecchio centro-destra,. Parlare di alleanza progressista, di liberaldemocratici, socialdemocratici e verdi vuol dire riproporre il fallimentare schema dell’Ulivo.

    Rispondi
  2. Silvio rezzano lunedì 12 novembre 2018

    D’accordissimo. Ma andare oltre il Pse cosa vuol dire ? Che l’ideologia socialista( certamente bisognosa di rinnovamento) non va più bene?

    Rispondi
  3. Gianfranco lunedì 12 novembre 2018

    Gozi ha perfettamente ragione, è ora di dar vita ad un nuovo soggetto politico in grado di coagulare i consensi di una realtà che non si riconosce più nei vecchi schieramenti di centrosinistra e centrodestra. E’ ora di porre scelte chiare europeiste e progressiste.

    Rispondi

Lascia un commento

L'indirizzo mail non verrà reso pubblico. I campi richiesti sono segnati con *