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Il M5s e lo spartiacque fondamentale: l’Europa

Pietro Ichino giovedì 5 settembre 2019
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di Pietro Ichino

 

Il mutamento netto di posizione del M5S sull’UE indispensabile affinché un Governo PD-M5S abbia un senso e quindi prospettive serie di durata

 

Rispondo ai numerosi lettori che nelle settimane scorse mi hanno chiesto che cosa io pensi della prospettiva di un Governo PD-M5S. Se è vero – ed è probabilmente vero – che lo scioglimento delle Camere avrebbe portato a un Governo guidato da Salvini; se, inoltre, è vero – e questo è ormai certo – che Salvini è organicamente legato a Putin e impegnato nella sua stessa battaglia per la disgregazione dell’UE, anche una coalizione PD-M5S che serva per evitare la catastrofe  è accettabile.

A condizione, ovviamente, che nell’ottica dell’evitare la catastrofe essa sia utile e non controproducente. Il suo essere utile e non controproducente dipende essenzialmente dal fatto che il M5S abbandoni in modo chiaro ed esplicito le proprie posizioni contrarie al processo di integrazione dell’Italia nell’UE.

All’indomani delle elezioni del marzo 2018, rispetto allo spartiacque pro-UE/no-UE, con la proposta del referendum per l’uscita dell’Italia dal sistema dell’euro il M5S si collocava esplicitamente e nettamente sul versante no-UE: il che spiega perché allora qualsiasi ipotesi di coalizione PD-M5S fosse impensabile.

Rappresentazione schematica del panorama politico italiano dal 4 marzo 2018 al Ferragosto 2019

Se invece potesse considerarsi certo e irreversibile lo spostamento del M5S sull’altro versante rispetto allo spartiacque fondamentale pro-UE/no-UE, non avrei dubbi circa l’opportunità, anzi la doverosità della scelta di allearsi coi grillini per fare argine al gravissimo rischio di un Governo di Centro-Destra guidato da Salvini.

Rappresentazione schematica della collocazione del M5S, nel panorama politico italiano, indispensabile perché un Governo PD-M5S abbia un senso positivo (e una prospettiva di durata non effimera)

Viceversa, se questo spostamento non fosse affatto chiaro o non si potesse fare affidamento sulla sua irreversibilità, allora avrei il timore che la nuova coalizione PD-M5S sia destinata ad avere vita breve e che da questa frittata Salvini possa uscire addirittura rafforzato. La sola “discontinuità” cui il PD non può in alcun modo rinunciare è quella relativa a un netto e affidabile mutamento di posizione del M5S sull’Unione Europea.

 

(Pubblicato su www.pietroichino.it)

Già senatore del Partito democratico e membro della Commissione Lavoro, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Ordinario di Diritto del lavoro all’Università statale di Milano, già dirigente sindacale della Cgil, ha diretto la Rivista italiana di diritto del lavoro e collabora con il Corriere della Sera. Twitter: @PietroIchino

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