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La faccia tosta della Camusso

Umberto Minopoli mercoledì 28 Novembre 2018
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di Umberto Minopoli

L’ultrasinistra è costretta al bilancio della sua strategia. La divisione del Pd e l’investimento sui 5 Stelle, come nuovo contenitore di sinistra a trazione populista, sta pagando? Il bilancio, sotto gli occhi di tutti, è fallimentare: a sinistra del Pd è la disfatta.

L’ultrasinistra scissionista (LeU) di D’Alema, Bersani e Grasso è praticamente scomparsa nei sondaggi elettorali. Oggi è al 1,2 %. A sinistra del Pd, oltre LeU che si frantuma, un minuscolo e insignificante gruppetto di listerelle extraparlamentari prive di ogni valenza e significato.

Alla Cgil, che è stata un supporto attivo della strategia ultrasinistra, va meglio? Si era illusa di diventare, con i 5 Stelle primo partito di governo, il riferimento sindacale del “populismo di sinistra” dei 5 Stelle e l’interlocutore dei pentastellati nell’attuazione del loro programma di governo. Definito da tanti del Pd e fuori del Pd un “programma di sinistra”. Per questo obiettivo la Camusso e Landini avevano, persino, snaturato il profilo e l’identità della Cgil con l’apertura di credito alle idee e ai programmi dei 5 Stelle: reddito di cittadinanza, decreto dignità, lotta ai contratti a termine, No alla Tav e alle grandi opere, quota 100, riforma della Fornero e pensioni di cittadinanza ecc. Persino sull’Ilva, la Fiom non ha giocato affatto da avanguardia contro l’idea, dei 5 Stelle, di chiusura della fabbrica. Anzi ha cincischiato con l’aberrante proposito grillino della riconversione dell’Ilva.

Ora la Camusso è costretta a guardare ai risultati: un deserto. Quello dei 5 Stelle è un campo di obiettivi, programmi e progetti falliti. Non una della bandiere dei 5 Stelle si è realizzata: il reddito di cittadinanza è sospeso e non si sa come farlo; sulla riforma della Fornero (anch’essa sospesa) c’è la confusione più totale; sulle grandi opere c’è solo il blocco (che incide sulle prospettive di crescita dell’economia), la rivolta dei territori, delle imprese e dei cittadini contro il blocco e, intanto, la vergognosa retromarcia sulla Tap (e, speriamo presto, sulla Tav).

Intanto questo governo che è giunto ad avere la procedura di infrazione europea sulla contestazione della “assenza e scarsa credibilità della politica di crescita e di investimenti” nella manovra di bilancio presentata – una contestazione che più di “sinistra” non potrebbe essere – veleggia nei marosi e traballa. Ma senza una critica, un’opposizione, una richiesta di incontro, un’ora di sciopero della Cgil. Che contro i governi del Pd indiceva scioperi generali ogni mese. E su tutto.

La Cgil ha in corso un congresso. Di che parlano? La disoccupazione ha ricominciato a crescere con questo governo, la crescita del Pil si è arrestata, lo spread sta massacrando i risparmi (che non sono dei ricchi ma di ceto medio, lavoratori e pensionati). E la Cgil a congresso di che parla? Per quel che si sa, discute di eleggere Landini (il teorico della Cgil a 5 Stelle) segretario generale. Immagino il dolore e lo scuotimento, nelle tombe dove riposano, dei grandi capi dell’ex grande Cgil riformista e popolare.

Nei giorni scorsi la Camusso ha avuto un attimo di dignità: ha bollato le tessere del reddito di cittadinanza che intende stampare Di Maio come “tessere della povertà” (poteva pure dire ”, di fascista memoria). Finalmente. Ha aggiunto che rimpiange, invece, il reddito di inclusione. Ma, per non dover citare gli autori di quella misura, alternativa allo scempio del reddito di cittadinanza, cioè Renzi e Gentiloni e gli odiati governi del Pd, si è intascata la misura del Rei, dicendo che… l’avevano conquistata loro. Mentre è sempre stata una delle bandiere delle (tante) riforme di Renzi.

Una tra le tante riforme del Pd, vedrete, che il governo per cui la Camusso ha simpatizzato, quello populista, sarà costretto a resuscitare (ce n’è già una buona quantità) visto l’ignominioso fallimento dei suoi programmi.

Ma… che faccia tosta ha la Camusso.

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