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Le due “punte”: come cambia il centrosinistra in Europa

Massimo Ungaro giovedì 3 ottobre 2019
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di Massimo Ungaro

 

(Intervento all’Assemblea nazionale di Libertà Eguale – Orvieto, 28-29 settembre 2019)

 

Alcuni processi della globalizzazione e della rivoluzione tecnologica stanno portando grandi cambiamenti nelle nostre società a partire dalla graduale erosione del potere d’acquisto dei ceti medi, un divario sempre più grande tra aree urbane e aree rurali, tra chi ha un titolo di studio e chi non lo ha, tra chi ha un contratto indeterminato e determinato, tra generazioni, tra il Nord e Sud, per non parlare delle sfida migratoria e della sfida della sostenibilità ambientale, profondamente interconnesse fra loro.

Tutto questo comporta una graduale polarizzazione dell’elettorato  e importanti conseguenze politiche. Da mesi nei miei interventi osservo le ‘forze centrifughe’ che stanno portando il centro-sinistra in molti paesi europei a riorganizzarsi per meglio rispondere alla nuova domanda di rappresentanza dell’elettorato progressista.

 

Il centrosinistra si “specializza”

In Europa il centro-sinistra vince, ottiene più consensi e tiene le destre al largo quando si ‘specializza’, quando si organizza con due punte, due fronti.

Un fronte ‘social-democratico’, più classico, la cui funzione è quella di rassicurare e offrire protezione a quelle persone, e a quelle famiglie che vivono come una minaccia le sfide del nostro tempo.

E un fronte più ‘liberal-democratico’ la cui funzione è l’innovazione politica ponendo al centro la giustizia inter-generazionale, lo sviluppo sostenibile e le pari opportunità (per giovani, donne e minoranze) che comportano grandi riforme dello Stato, della società, dell’economia, dei diritti civili, della cittadinanza, dell’Europa, la difesa dello stato di diritto e delle istituzioni. Un fronte capace di parlare a quella parte dell’elettorato che forse non vede per sé minacce imminenti ma pensa al futuro dei propri figli e sogna un paese più giusto, sostenibile e moderno.

Ovviamente non esistono competenze esclusive: per il fronte ‘liberaldemocratico’ la riduzione delle disuguaglianze è essenziale per assicurare le pari opportunità, mentre per i socialdemocratici sono ugualmente essenziali i diritti civili e la sostenibilità ambientale per riuscire a proteggere i più deboli.

È una questione di efficienza e di organizzazione, non di valori: ogni fronte è meglio equipaggiato, in un contesto di elettorato sempre più polarizzato, a intercettare l’elettorato più contiguo che la media dei due fronti.

In Europa si cambia

Questo processo è in corso, in forme più o meno diverse, in molti paesi dell’Europa occidentale, dalla Francia al Regno Unito, dall’Olanda al Belgio, per certi versi anche in Spagna. In quei paesi dove il centro-sinistra non ha cominciato questo percorso e dove ancora esistono modelli di partito ‘mediani’ ovvero con il modello ‘stessa taglia per tutti’ (one size fits all o la teoria laburista del partito broad church) il centro-sinistra arranca. È il caso della SPD in Germania, che intercetta sempre meno il voto dei miei coetanei in fuga verso i verdi, come anche per la SPO in Austria (elezioni fra pochi giorni, incrociamo comunque le dita). E il PD?

 

Una scossa per l’Italia
Continuo a credere che il nostro paese abbia bisogno di una scossa dato il pantano socio-economico in cui si ritrova da decenni. Le ragazze e i ragazzi che lasciano la penisola chiedono soprattutto riforme radicali per trasformare l’Italia in un paese dove sia possibile realizzare le proprie aspirazioni.

Guardiamo alla stagione di grandi riforme recenti quali l’abbassamento delle tasse sul ceto medio, l’introduzione del contratto unico a tutele crescenti, l’introduzione del primo sussidio semi-universale contro la disoccupazione, del primo sussidio semi-universale contro la povertà, l’introduzione delle unioni civili e il tentativo, poi fallito, di superare il bicameralismo perfetto.

Dobbiamo riprendere questa strada. Ritengo che l’immobilismo sia un rischio da evitare a ogni costo.

Eletto per il Pd nella circoscrizione Estero, collegio Europa, è oggi un deputato di Italia Viva. A Londra dal 2005. Studi alla London School of Economics and Political Science. Ha rilanciato l’associazione degli studenti italiani, la LSE Italian Society, e si è impegnato con la London Living Wage Campaign. Master in Public Administration in Economic Policy (Columbia University, New York). Dal 2009 lavora in un istituto finanziario nel campo degli investimenti nei paesi in via di sviluppo. Dal 2017 segretario del circolo PD Londra & UK Decio Anzani. Membro del direttivo di Future Dem e della Presidenza nazionale di Libertà Eguale.

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1 Commenti

  1. Euro giovedì 3 ottobre 2019

    Serve approfondire i concetti, diversamente il rischio è di non capire alcuni eventi. Proprio oggi con il colpo dei dazi sul parmigiano possiamo capire che le “due punte della sinistra” possono trovarsi su fronti opposti contro ceta e ttip i conservatori sovranisti della sinistra, contro qualsiasi dazio gli altri. Lo scenario è più complicato.

    Rispondi

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