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Legge elettorale: per i riformisti il maggioritario resta la scelta migliore

Carlo Fusaro domenica 12 gennaio 2020
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di Carlo Fusaro

 

Facciamoci coraggio e torniamo a parlare di roba elettorale e istituzionale, mettendo un po’ di idee in fila.

A) Prima di tutto, una supplica (a tutti, specie all’informazione): non latinizziamo qualsiasi legge elettorale o ipotesi/proposta di. Vabbé che cominciò Sartori. Ma di Sartori ce ne fu uno solo, e ora sarebbe proprio il caso di smettere: ci facciamo ridere dietro.

B) Secondo. Non facciamo sempre i provincialotti. Il progetto dell’attuale maggioranza (M5S-PD-IV con o senza Leu) non è l’importazione di nulla, la Germania non c’entra. L’unica similitudine è che si tratta di una formula proporzionale con sbarramento. Ma non è che i tedeschi abbiano il copyright e poi la loro legge è del tutto peculiare: per quasi metà gli eletti sono eletti in collegi uninominali, esattamente quelli che il progetto Brescia (M5S-PD-IV) abolirebbe.

C) Terzo. Allo stato cui gli stessi elettori italiani (remember il 4 dicembre 2016? ché se no, ci prendiamo per le mele, come si dice a Firenze) ci hanno costretti, è inevitabile che il principale dei parametri sulla base dei quali le forze politiche (maggioranza e opposizione: tutte) guardano alle leggi elettorali è la propria convenienza di breve e di lungo periodo (quella supposta tale, naturalmente: spesso erroneamente, ma questa è altra storia).

D) Per onestà mentale: sono rarissimi i casi in cui forze politiche di qualsiasi paese democratico al mondo intervengono in materia elettorale senza pensare (anche) ai propri interessi. Quindi non scandalizziamoci dell’ovvio: il guaio da noi è che – dopo tanti fallimenti riformatori – si tende a guardare alle riforme elettorali SOLO in base alle convenienze immediate.

E) Chiarito ciò, i campi principali in cui ci si divide sono due: il campo di chi nei sondaggi ha oggi più consensi (e conta di vincere utilizzando la legge elettorale attuale, chiamiamola Rosato dal nome del relatore, varata solo due anni fa, fine 2017, meglio se ancor più maggioritaria) cioè essenzialmente Salvini (che si porta dietro il resto delle destre, assai meno entusiaste, però, a partire da Meloni: perché toccherebbe loro allinearsi dietro a lui); il campo di chi nei sondaggi è dietro, sostiene l’attuale governo Conte2, che è nato precisamente per fermare il tentativo proprio di Salvini a capo delle destre di andare al governo (con lezioni anticipate).

F) In questo contesto, l’optimum teorico per il buon funzionamento delle istituzioni c’entra marginalmente: per gli uni e per gli altri. Ma l’optimum sono stati gli elettori (v. sopra) a gettarlo nel cesso (scusate il francesismo). Per cui: Salvini vuole il sistema vigente o – ancor meglio per lui: così pensa – quello che risulterebbe dal referendum pro maggioritario uninominale al 100% (di qui la proposta all’esame della Corte fra qualche giorno); M5S+PD+IV (alleatisi per opporglisi) preferiscono introdurre una legge proporzionale pura che renda IMPOSSIBILE a Salvini di vincere o da solo o con alleati di destra comunque da lui dipendenti , OBBLIGANDOLO – eventualmente – a un difficile e incerto negoziato post-elettorale. Visto che ci sono, pensano di introdurre uno sbarramento un po’ più serio dell’attuale, che è del 3%, e propongono il 5%: con la speranza di evitare che vengano fuori, a sinistra del centro, troppi partitini che sottraggano voti ai tre maggiori.

G) In vista dei rispettivi obiettivi, il campo maggioritario usa anche il referendum per trasformare la legge Rosato in maggioritaria; il campo proporzionalista lo contrasta e spera che la corte lo dichiari inammissibile; a tali rispettivi fini è stato anche usato il potere di provocare un inutilissimo (in sé) referendum su una riforma costituzionale (quella della riduzione dei parlamentari) che tutti sanno sarà votata dai cittadini con l’80% dei sì: con uso strumentale di esso, considerato utile a rendere ammissibile, forse, l’altro referendum (quello sulla legge Rosato), al punto che le firme per chiederlo sono state date, tolte e aggiunte all’ultimo per conseguire il risultato tattico voluto; sicché per la prima volta nella storia costituzionale italiana un referendum costituzionale risulta finalizzato per cercare di incidere per via referendaria ordinaria su una legge elettorale.

H) Come stanno le cose, invece, dal punto di vista SISTEMICO? Bene, il maggioritario, che ora piace alla Lega (ma che anni fa non le piaceva per nulla) attribuisce (con buona probabilità ma NON certezza) al corpo elettorale la scelta di chi vince le elezioni (il famoso: “la sera del voto vogliamo sapere chi governa”, che non va più di moda); il proporzionale, che è sempre piaciuto al M5S ma da almeno 20 anni non al PD o immediati predecessori (tanto meno al mondo di ItaliaViva), garantisce la quasi certezza che gli elettori, col voto, NON decidano nulla ma distribuiscano solo le carte con cui poi i partiti in Parlamento facciano e disfacciano le coalizioni di governo (come fu dal 1948 al 1993 ed è di nuovo dal 2013, e soprattutto dal 2018).

I) Quanto ai referendum, quello elettorale – se ammesso – non potrebbe essere evitato con una legge elettorale proporzionale, ma solo con una legge più maggioritaria dell’attuale. Quindi con una legge tipo le Mattarella del 1993 o, meglio, con una legge a doppio turno (con quali caratteristiche andrebbe visto). Quello costituzionale ridurrà deputati e senatori, renderà le camere un po’ più efficienti, avrà un qualche effetto selettivo (meno accesso alla rappresentanza), porterà qualche modestissimo risparmio senza ovviamente risolvere (e neppure affrontare) la questione annosa del bicameralismo. Imporrà il varo dell’ulteriore riformetta costituzionale per il voto ai diciottenni al Senato senza della quale non siamo una democrazia compiuta a suffragio universale.

M) Tutto ciò chiarito, ciascuno si faccia la sua opinione. Chi pensa che il problema numero uno sia logorare e stoppare Salvini per i danni che un suo governo farebbe all’Italia e all’Europa (è un argomento forte) si orienta per il no al referendum elettorale (con la speranza che la corte lo dichiari inammissibile) e per la legge proporzionale con sbarramento; chi pensa che, Salvini o non Salvini, ci sia di nuovo la possiiblità di (cercare di) tagliare il nodo della legittimazione popolare dell’esecutivo e della (sperata) stabilità, senza scappatoie, si orienta per il sì al referendum elettorale (magari sperano che induca a varare una legge maggioritaria a doppio turno) e il maggioritario in linea di continuità, sia pure in un contesto diverso, coi referendum degli anni Novanta.

N) Io mi dichiaro combattuto, ma opto per la coerenza riformista. I disastri che Salvini al governo farebbe sarebbero inenarrabili. Ma penso anche che ce la siamo cercata e che il nodo gordiano vada sciolto: mica si può fare una legge elettorale diversa ad hoc ogni volta che si elegge il Parlamento in nome di qualche emergenza e per evitare che vincano quelli che riteniamo sbagliati. E poi mi risulta insopportabile l’idea di “regalare” il maggioritario a Salvini e alle destre. Inoltre, mi voglio illudere che in un confronto campale con una legge elettorale chiara e decentemente costruita (maggioritario a doppio turno) gli italiani non sceglierebbero l’uomo del mojito e della nutella con nocciole solo italiane (e di tante cose ben più serie e peggiori). Infine, perché è bene ciascuno si abitui ad assumersi intere le sue responsabilità (elettori e partiti e leader), e si renda conto delle conseguenze delle proprie scelte: del resto le istituzioni e la democrazia italiana, pur indebolite, restano nel quadro europeo sufficientemente forti da reggere i possibili ulteriori scossoni. Dobbiamo uscire dallo stato di paralisi in cui ci siamo cacciati.

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1 Commenti

  1. Carlo Cenni domenica 12 gennaio 2020

    Mi sarebbe doloroso “tradire” la cultura cattolico – democratica alla Scoppola riguardo al maggioritario.

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