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di Umberto Minopoli

 

La politica è cambiata. Tutto è cambiato il 4 marzo. La maggioranza giallo-verde marca la transizione ad un nuovo, inedito e imprevisto assetto della politica italiana.

Oggi il dilemma è: dove si va? i giallo verdi saranno la maggioranza anche del futuro? Si stabilizzerà un blocco politico populista a trazione Salvini/Di Maio? Oppure i due nuovi protagonisti – Lega e Cinque Stelle – si divideranno per contendersi il governo e guidare due poli in competizione? E’ raccapricciante ma questo è il quadro oggi.

 

Manca la terza possibilità

Manca, visibilmente una terza possibilità, un polo alternativo a questa duplice versione dominante del populismo. Unico polo o in competizione tra loro, la dialettica politica italiana sembra ristretta, comunque, alle due versioni del populismo: Lega e/o 5 Stelle.

Due fantasmagorie, due ectoplasmi, due residui del passato, due apparenze, ormai inesistenti, continuano, nell’assenza di un’alternativa ai due dominus (Lega e 5 Stelle) a vagare, anime morte, nel deserto politico del campo non populista: centrodestra e centrosinistra. Come avvizziti, declinanti e antiche bandiere, fuori dal tempo, sono formule che continuano ad essere agitate dai rispettivi portabandiera. Ma ormai inattuali e inservibili.

 

Centrodestra e centrosinistra sono formule impotenti

Il centrodestra è una finzione, ormai vittima dell’Opa di Salvini. Bisogna solo sapere quando il lepenista passerà all’incasso, decretando la fine in Italia di una destra moderata, europea, popolare e liberale di governo.

Ma il centrosinistra non è affatto più vivo. La cosidetta “sinistra plurale” (Pd, scissionisti, sinistra radicale) è un “piccolo campo di Marte”, con una grossa tartaruga archeologica, ferma, circondata da anemici tartarughini che, allegramente si agitano sull’abisso dell’inconsistenza. Campo di centrosinistra? Un non-sense. L’unica prospettiva politica cui sembrano rassegnati, per disperazione, i generali in disfatta della “sinistra plurale” è la resa: consegnarsi alla confluenza con i populisti “sociali”, i 5 Stelle, chiamandoli i “più affini e costola di sinistra” e sperando in essi come futuro polo alternativo alla Lega. Magari lo chiameranno, per disperazione, “nuovo centrosistra”.La vecchia sinistra è maestra nell’imbellettare le catastrofi e le sconfitte con gli aggettivi, le formule, le parole, la retorica.

 

Il coraggio di andare oltre

Centrodestra e centrosinistra sono formule che sopravvivono, impotenti, vuote e inutili: per abitudine, stanchezza, incapacità di pensare (nel Pd e in Forza Italia) a qualcosa di nuovo. E così che Lega e 5 Stelle hanno monopolizzato e fagocitato l’intero spettro della politica italiana. Occorrerebbe coraggio: leader che vadano “oltre”, che abbiano sguardo lungo e fegato per dichiarare che centrodestra e centrosinistra sono esauriti, non esistono più nella realtà e che la dialettica politica italiana “deve” ritrovare un terzo protagonista, che il monopolio giallo-verde della politica italiana è greve, mortificante, pericoloso e insopportabile.

Occorre una novità. Qualcosa che non sia più programmaticamente, di centrodestra o di centrosinistra, che non significano più niente. Ma che raccolga i valori e le bandiere che, oggi in Italia, sono calpestati dal populismo imperante: la libertà, la laicità, la tolleranza, la civilizzazione; il modello di economia aperta, liberale, globalizzata; economia delle opportunità e non delle “protezioni” (che poi non proteggono nessuno) come piagnucolano a sinistra; crescita, industria, sviluppo; politica equilibrata, misurata, tranquilla ( si chiama moderatismo). E, soprattutto, la sola vera polarizzazione che (dispiace cari intellettuali italiani alla Cacciari o Della Loggia) resta viva. Più viva che mai: progresso, ottimismo, fiducia nella scienza e nell’innovazione contro il regresso e il pessimismo reazionario dei populisti, di ogni colore. Io, in ossequio alla nostra cultura più bella, quella dei liberali in rivolta contro il medioevo, la chiamo prospettiva” repubblicana”.

Ma i nomi non contano. Bastano i fatti. Occorrerebbero (nelle vecchie “destra e sinistra” moderate) federatori di queste bandiere che tentassero un “nuovo cammino”. Magari non breve. Ma che liberi l’Italia dalla muffa. E annunci qualcosa di inedito. E non ennesimi deja-vu del secolo che e’ passato. Federatori, battete un colpo!

Presidente dell’Associazione Italiana Nucleare. Ha lavorato nel Gruppo Finmeccanica e in Ansaldo nucleare. Capo della Segreteria Tecnica del Ministro delle Attività Produttive tra il 1996 e il 1999. Capo della Segreteria Tecnica del Ministro dei Trasporti dal 1999 al 2001. Consigliere del Ministro dello Sviluppo Economico per le politiche industriali tra il 2006 e il 2009.

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