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Lo chiamavano Libertà: requiem per Berlusconi

Claudio Petruccioli venerdì 14 settembre 2018
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di Claudio Petruccioli

 

Dottor Berlusconi,

 

Fin dalla originaria “scesa in campo” – un quarto di secolo fa – Lei ha sempre voluto definire “liberale” la sua parte; e non starò qui io a fare un elenco delle volte in cui questo riferimento è stato offuscato o contraddetto, sarebbe poco elegante.

 

Liberale si, ma in che senso?

Ancora alla libertà si appellò – e la incise subito nel nome della sua nuova creatura politica: Popolo delle Libertà – nell’annuncio alla folla in San Babila, dal predellino di un’auto il 18 novembre del 2007, per rilanciare le Sue fortune politiche nella sfida con il neonato Partito Democratico.Su quella parola – libertà – e su quell’aggettivo – liberale – Lei ha fatto leva da quando Salvini ha fatto maggioranza e governo con Di Maio; con l’evidente intenzione di affermare, così, la peculiarità della Sua posizione politica nei confronti di quella dell’alleato leghista (non so se definirlo ex; ma forse non lo sa neppure Lei). Ho pensato che quelle due parole – libertà, liberale – Lei le abbia messe in bella vista anche per ammonirlo: “Dove pensi di andare, caro Matteo, senza la mia malleveria?”

E’ sembrato a me, come a moltissimi altri, che quel monito divenisse ancor più incalzante dopo che Salvini alla fine di agosto ha incontrato, in Prefettura a Milano (in corso Monforte, a poche decine di metri dal luogo dove Lei undici anni fa tenne e battesimo il “Popolo delle Libertà”) il premier ungherese Viktor Orban, ha esaltato l’identità di vedute e ha stretto un patto con lui.

Il caso (?) ha voluto che l’incontro di Milano si sia svolto quindici giorni prima che il Parlamento europeo si pronunciasse sull’avvio delle sanzioni nei confronti di Orban per decisioni e atti lesivi della libertà di informazione, delle libertà accademiche, dell’autonomia delle magistrature; decisioni e atti che il premier ungherese rivendica definendoli egli stesso “illiberali”.

 

Il caso Orban

L’esito del voto è stato netto: 448 deputati, più di due terzi di quella assemblea ha detto SI alle sanzioni: sono fondate e necessarie perché Orban viola sistematicamente i principi di libertà sui quali si fonda l’Unione.
Il voto si presentava particolarmente delicato e imbarazzante per il PPE perché dei popolari europei fa parte lo stesso Orban. Ma anche fra i popolari la grande maggioranza (115) ha votato per la censura al premier magiaro, 28 si sono astenuti e solo 57 hanno detto NO.

Quale occasione migliore per innalzare il vessillo su cui Lei ha scritto quelle due parole: libertà, liberale? Quale momento più adatto per dare efficace e definitiva dimostrazione del Suo (sembrava a me) astuto teorema, per far capire a Salvini che staccarsi da Lei gli costerebbe caro?

Invece i 13 voti degli europarlamentare della Sua Forza Italia sono fra i 57 NO (neanche la metà dei SI del PPE); hanno votato come i cinque leghisti.
Non me la sento di offenderLa pensando che abbia scelto così in cambio di un candidato per le regionali in Abruzzo o di un consigliere di amministrazione Rai, come gran parte dei giornali sdottorano.

Che brutto, triste tramonto! Mi addoloro per quelle due parole, cancellate dalle Sue insegne. Spesso alla libertà si rendono omaggi formali che si accompagnano a offese concrete; ma se cadono perfino gli omaggi formali, la libertà è più debole e insidiata.

E, mi creda, mi dispiace, tutto sommato, anche per Lei.

Politico e giornalista, fa parte della presidenza di Libertàeguale. È stato parlamentare del Pci/Pds/Ds per cinque legislature. Presidente della Commissione di vigilanza Rai dal 2001 al 2005 e Presidente del consiglio d’amministrazione della Rai dal 2005 al 2009.

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