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Ma l’asse con i 5s è un boomerang

Umberto Minopoli martedì 29 ottobre 2019
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di Umberto Minopoli

 

La strategia di agosto ha ricevuto una sonora smentita. Il “tutti contro Salvini” non paga.

Gli italiani, in Umbria e nei sondaggi, hanno detto due cose: primo, tra Salvini e i 5 Stelle, gli italiani puniscono questi ultimi. Che sono oggi a percentuali da disfatta. E considerati, immensamente, più pericolosi di Salvini; secondo, è stato un errore, un atto presuntuoso velleitario e arrogante uscire, dalla crisi del governo gialloverde, riabilitando i 5 Stelle, mantenendoli al potere e dando loro con Conte la guida del governo.

Un’intera narrazione politica è stata asfaltata: quella del duello, del “pericolo Salvini” e dell’emergenza democratica della destra. Gli italiani non ci credono: abbandoniamo gli italiani o abbandoniamo la narrazione?

La mossa di agosto e la giravolta sui 5 Stelle si rivelano tutt’altro che mossa geniale. Sembrano la premessa di una disfatta. E’ sbagliato, anzitutto, il giudizio sulla destra: la sua forza è certamente un’anomalia in Europa. E’ in Italia la più forte e popolare delle destre europee. Invece di chiedersi il perché si è preferita la sua demonizzazione. E questo, negli italiani, provoca solo fastidio. E antipatia.

Pesa nella debolezza dei liberali italiani, l’aver sottovalutato i temi di Salvini, aver contrapposto – su migranti, sovranismo, tasse, crescita, Europa -posizioni ideologiche a quelle sbagliate di Salvini. Tra gli ideologismi elitari della sinistra e l’apparente concretezza di Salvini, la maggioranza degli italiani sceglie quest’ultimo. Aver confuso il sovranismo con il fascismo e col populismo è stato un boomerang.

L’Europa resta una conquista su cui la gente va convinta, facendo i conti le preoccupazioni nazionali. Ma il sovranismo ha perso in Europa. Non è il caso di “mostrificarlo”. Ma di offrire risposte europee convincenti ai problemi che esso solleva. Il populismo disgregatore e la decrescita sono un pericolo maggiore.

Infine il Pd. Nella disfatta umbra, il Pd resta miracolosamente il secondo partito italiano. Ha un’ultima chance: liberarsi della paccottiglia di questi mesi: il “duello con Salvini” o il patto con i 5 Stelle. Al duello va sostituita la competizione con la destra sui temi di merito. Al patto con i populisti ( che i 5 stelle hanno, del resto, dopo la batosta già abbandonato) va sostituito il recupero dell’autonomia del Pd e della vocazione maggioritaria. Per immaginare un’alternativa alla destra vincente occorre un grande partito. Senza di esso è impossibile nutrire qualunque speranza. Non è tempo di scissionismi e di partitini personali.

All’asse con Conte e al patto con i 5 Stelle, alla eterna, debilitante e sfibrante discussione sulle alleanze, tutta roba travolta dal fastidio degli italiani, va sostituita la costruzione del Pd, unico residuo partito del centrosinistra, come polo di un’alternativa. Che o è “popolare” o non è. Il congresso del Pd urge. Una roba nuova: senza correnti interne ed esterne, senza plebiscitarismi, tornando a discutere di politica e non di persone.

Presidente dell’Associazione Italiana Nucleare. Ha lavorato nel Gruppo Finmeccanica e in Ansaldo nucleare. Capo della Segreteria Tecnica del Ministro delle Attività Produttive tra il 1996 e il 1999. Capo della Segreteria Tecnica del Ministro dei Trasporti dal 1999 al 2001. Consigliere del Ministro dello Sviluppo Economico per le politiche industriali tra il 2006 e il 2009.

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1 Commenti

  1. Salvatore Vitale martedì 29 ottobre 2019

    Tutto condivisibile tranne la conclusione. Il Pd a “vocazione maggioritaria” deve cedere il passo ad una VERA “coalizione a vocazione maggioritaria” , nella quale non pretenda più di “farla da padrone”.

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