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No Tav, quei ‘barbari’ contro la crescita

Umberto Minopoli mercoledì 31 Ottobre 2018
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di Umberto Minopoli

 

No Tav, Si Tav: siamo arrivati alla sostanza, alla madre di tutte le differenze – assolute, inconciliabili, irriducibili – tra decrescita e crescita, tra declino e sviluppo, tra chiusura dell’Italia e proiezione internazionale della nostra economia.

La logistica, la velocità dei trasporti di merci e persone, i corridoi veloci che connettono l’Italia ai mercati europei – in una parola la Tav, anzi le Tav – hanno un valore inestimabile. Per l’intera economia. E hanno un valore inestimabile – servizi, occupazione, modernizzazione logistica – per i territori che accolgono quelle infrastrutture.

Torino – da anni in declino per il ridimensionamento della grande industria e una mancata modernizzazione (al cospetto, invece, di Milano) – ha nella Tav la sua grande occasione. Come l’avrebbero il Mezzogiorno, Bari e la Puglia dallo sviluppo dell’alta velocità ferroviaria tra Napoli e Bari.

Un movimento gretto, barbarico, incompetente, che fa della decrescita il suo obiettivo e che teorizza che la lotta alla povertà è farci tutti più poveri (così saremmo più eguali) vuole cancellare le opere, le fabbriche, le infrastrutture (ponti, strade, ferrovie, impianti energetici) che “trasportano” lo sviluppo.

Per fortuna non ci riescono sempre. Troppo grande è il fossato tra la logica delle cose e la grettezza caprina dei 5 Stelle. Più prendono musate per la loro barbarica incompetenza e avversione allo sviluppo (Ilva, Tap) più reagiscono come idioti prepotenti.

Noi ora dovremmo cancellare la Tav perché, dice Di Maio, “i 5 Stelle sono sotto attacco” e non possono perdere la faccia dopo aver perso su Tap e Ilva. Inaudito. Noi dovremmo perdere la Tav e i suoi benefici per salvare la faccia dei 5 Stelle e del pagliaccio che ci hanno imposto al governo.

Confermare la Tav è diventata ora la madre di tutte le battaglie. Se perde anche la “promessa” demenziale di bloccare la Tav, Di Maio va a casa. Ce lo manderanno i suoi elettori illusi, raggirati e presi per i fondelli con promesse impossibili da realizzare.

Un rammarico però. Ieri in Tv sono apparsi i protagonisti della battaglia Si Tav in Piemonte: i consiglieri comunali del Pd, il Governatore Pd del Piemonte, i lavoratori dei cantieri Tav con le bandiere della Cisl, le imprese con la Confindustria. L’opposizione alla demenza prepotente dei 5 Stelle c’era.

Mancavano le bandiere della Cgil: con chi sta?

 

 

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