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di Salvatore Bonfiglio

 

La principale sfida per noi cittadini dell’Unione europea è quella di lavorare per riavviare il circolo virtuoso tra libertà individuale, lavoro e benessere sociale. 

 

L’interesse nazionale coincide con l’integrazione europea

Questa sfida è ineludibile, visti i problemi – ma anche le opportunità – derivanti dalla globalizzazione, essa tuttavia si scontra spesso con miopi interessi nazionali, che propongono soluzioni locali a problemi globali. L’unico modo per il singolo Stato membro dell’Unione europea di far valere e realizzare il proprio interesse nazionale è quello di condividerlo con gli interessi nazionali degli altri Stati dell’Unione, nell’unica e ragionevole prospettiva di una maggiore integrazione economica, politica e sociale, a cominciare dai paesi che attualmente fanno parte dell’area Euro.

 

Verso un bilancio unico dell’Eurozona

Il processo di integrazione europea necessita subito di una forte accelerazione, perché nel lungo periodo non si può avere una moneta unica senza avere al tempo stesso un bilancio unico per l’eurozona. Vi sono forti attori privati globali e grandi Stati di dimensione continentale che sono in grado di influenzare, maggiormente rispetto al passato, la vita di noi cittadini europei. Senza un’Unione politica europea saremo considerati soltanto dei meri individui-consumatori, anche se relativamente tutelati. 

 

Un circolo virtuoso tra libertà individuale, lavoro e benessere sociale

Noi cittadini europei aspiriamo a liberarci nel lavoro e non dal lavoro, per contribuire tutti al benessere sociale attraverso uno sviluppo economico sostenibile. 

Il tasso di aumento dell’aspettativa di vita rende necessario, per la sostenibilità del sistema pensionistico, un prolungamento della vita lavorativa, ad eccezione dei lavori particolarmente usuranti. Occorre prepararsi in modo graduale ad uscire dal mercato del lavoro, ma non per questo rinunciando a svolgere attività o funzioni che concorrano al benessere sociale.

Il lavoro deve avere una centralità strategica e creativa per il pieno sviluppo della persona umana, per concorrere al progresso materiale e spirituale della società. Per non far venir meno questa centralità, occorre lavorare meno per lavorare tutti. 

La piena occupazione non può essere l’unico e il principale obiettivo di un programma riformista, perché si può raggiungere un basso tasso di disoccupazione anche grazie a contratti precari, a basso costo e con scarse tutele. 

Occorre lavorare meno e lavorare meglio, facendo crescere la qualità del lavoro e la qualità della vita. Possiamo lavorare per raggiungere questa meta?

Sì, possiamo, grazie all’innovazione tecnologica e, soprattutto, ottimizzando l’organizzazione del lavoro. Possiamo rendere il lavoro più umano e creativo, capace di far crescere la produttività e la remunerazione del lavoro senza discriminazioni di genere.

 

Serve una Unione politica

Noi cittadini europei, senza un’Unione politica, saremo sempre più incapaci di orientare e governare i processi economici e sociali che impattano sull’organizzazione del lavoro, la società multiculturale, la coesione sociale, l’eguaglianza delle opportunità e la sicurezza dei diritti individuali, sociali e collettivi. 

Noi cittadini europei siamo già consapevoli di questi problemi; e spesso la nostra prima reazione è la paura “realmente” percepita. Questa però risulta sempre più strutturalmente indotta da uno “Stato di paura” favorevole alla realizzazione di una “tecno-democrazia illiberale”, che vuole imporre valori assoluti, sopprimere le istituzioni rappresentative, proporre regole e comportamenti fondati sull’intolleranza e non sul rispetto dei diritti umani. 

 

Fondare un vero e proprio partito democratico europeo

Un sentimento di principi comuni, un forte interesse alla pace lega tutti noi cittadini dell’Unione che vogliamo continuare a vivere in una Unione di pace e di benessere sociale. 

Noi democratici europei proponiamo di risocializzare e di politicizzare lo spazio pubblico europeo per affermare i valori, i principi e i diritti fondamentali su cui si fonda l’Unione europea. In sostanza, proponiamo che quest’ultima si trasformi in un’Unione politica, di cui i soggetti costituenti non possiamo che essere noi stessi cittadini dell’Unione attraverso la formazione di partiti transeuropei, a cominciare dalla fondazione di un vero e proprio partito democratico europeo.

Professore di Diritto pubblico comparato e diritti fondamentali all’Università di Roma Tre, Facoltà di Scienze Politiche.  Direttore del Laboratorio Multimedia di Diritto comparato, Dipartimento di Studi Internazionali (Università Roma Tre). Direttore della rivista “Democrazia e sicurezza”. Componente del Comitato scientifico di Libertà Eguale.

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