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di Pietro Ichino

 

Una UE alleata degli USA o della Russia? Capace di governare i flussi di immigrazione, e come? Capace di indennizzare i perdenti della globalizzazione, e come? Per quale crescita economica, e finanziata come?

 

Una cosa è certa: il giorno dopo le elezioni europee del 26 maggio la notizia che sarà oggetto del primo titolo dei giornali di tutto il mondo non sarà “hanno vinto le sinistre” o “hanno vinto le destre”. E neanche ha vinto il PPE, o il PSE, o l’ALDE, o altri partiti.

La notizia sarà invece che nel nuovo Parlamento di Strasburgo ci sarà una consistente maggioranza impegnata a procedere con decisione sulla via dell’integrazione continentale, aumentando le competenze della sovranità UE, oppure una maggioranza contraria.

Un’altra cosa è certa: se da qui ad allora si formerà un ampio schieramento “pro-UE”, perché esso vinca non basterà la politica delle alleanze, “da Macron a Tsipras”.

Sarà invece indispensabile – qui starà la vera difficoltà – che esso riesca a darsi una visione comune almeno su quattro questioni fondamentali, e a puntare con forza su di esse nella campagna elettorale.

 

  • La prima: la nuova UE si collocherà nel campo dell’Occidente liberal-democratico, o allenterà i legami atlantici per stringerne di nuovi guardando verso est?
  • La seconda: in che modo la nuova UE si propone di controllare e governare efficacemente i flussi di immigrazione dall’Africa e dal Medio-Oriente?
  • La terza: in che modo la nuova UE si propone di sostenere e indennizzare chi subisce un danno in conseguenza del processo di integrazione mondiale dei mercati?
  • La quarta, non ultima per importanza: quale strategia di crescita economica perseguirà la nuova UE, promuovendo quali investimenti, finanziandoli con quale politica fiscale?

 

Uno schieramento transnazionale che riuscisse a proporre una scelta condivisa su questi quattro punti avrebbe buone probabilità di vincere, in Italia come nel resto d’Europa. Perché a questo programma i “nazionalisti” non potrebbero contrapporre altro che la prospettiva di un ritorno al “fai da te” di ciascun Paese, assai poco credibile.

Allora le elezioni del 26 maggio potrebbero davvero segnare una svolta nella storia del continente. E anche in Italia il vento politico incomincerebbe a cambiare.

 

 

(Articolo pubblicato su www.pietroichino.it)

 

 

Già senatore del Partito democratico e membro della Commissione Lavoro, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Ordinario di Diritto del lavoro all’Università statale di Milano, già dirigente sindacale della Cgil, ha diretto la Rivista italiana di diritto del lavoro e collabora con il Corriere della Sera. Twitter: @PietroIchino

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