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Salvini minaccia la riforma dell’art. 81. Un assist per Austria e Olanda

Enrico Morando martedì 26 Maggio 2020
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di Enrico Morando

 

Sono giorni decisivi per la gestione europea della crisi coronavirus. E forse per il destino stesso dell’Unione: l’accordo Merkel-Macron ha creato le condizioni per una proposta incisiva della Commissione sul Recovery Fund; ed ha costretto i governi che sono ostili ad ogni ipotesi di costruzione di un’effettiva capacità fiscale dell’Unione a venire allo scoperto, opponendovi un secco rifiuto.

 

La funzione decisiva dell’Italia

L’Italia può svolgere, in questo contesto, una funzione decisiva.

In primo luogo, concorrendo a disegnare una condizionalitá degli interventi ispirata ad obiettivi di comune interesse – l’economia verde, il rafforzamento del sistema sanitario, l’innovazione tecnologica – può dimostrare con i fatti (cioè, col suo Piano Nazionale di Riforme), di essere in grado di ridurre i rischi e di concorrere alla crescita di tutta l’Unione, utilizzando le risorse europee non solo e non tanto per risarcire (i decreti legge già emanati sono rivolti a questo), quanto per ripartire, cambiando quello che non abbiamo saputo/voluto cambiare prima.

In secondo luogo, l’Italia può avere un ruolo determinante per sconfiggere – sul terreno della battaglia politico-culturale – l’offensiva di quanti hanno sempre fatto leva sulle dimensioni del nostro debito pubblico (e sulla mancanza di volontà dei governi italiani, spesso addirittura ostentata – legge di bilancio per il 2019 – di ridurlo), per rimandare all’infinito la progettazione e la realizzazione di una politica fiscale dell’Euroarea: “Condividere i rischi? L’Italia riduca prima quelli connessi al suo debito. Poi potremo parlare di bilancio dell’Area euro“.

Una visione miope, che ha condotto ad adottare – durante la crisi dei debiti sovrani, nel pieno della Grande Recessione – politiche fiscali incoerenti con la politica monetaria, riducendo gli effetti positivi che quest’ultima avrebbe potuto avere sia sulla crescita, sia sull’occupazione.

 

Salvini per la riforma dell’articolo 81 della Costituzione

Quale sia il contributo che, a giustificare questa miopia, hanno portato i partiti nazionalpopulisti italiani, viene ben evidenziato da un fatto di cronaca di questi stessi giorni: nel Parlamento italiano, proprio questa settimana, avrà inizio la discussione sul disegno di legge di riforma dell’articolo 81 della Costituzione, presentato dal Presidente del gruppo della Lega.

La proposta, in piena crisi coronavirus, toglie dall’articolo 81 ogni riferimento all’equilibrio strutturale di bilancio, abrogando il primo, il secondo e il quarto comma. Elimina dalla Carta fondamentale qualsiasi riferimento all’osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall’ordinamento dell’Unione Europea. E completa l’opera abolendo la legge 243 del 2012, che definisce le regole e le procedure per la concreta attuazione dell’articolo 81. La solita furia antieuro del solito Borghi? No, l’iniziativa reca la firma del capogruppo alla Camera, ed è quindi assunta in prima persona dal leader leghista.

Ora, secondo tutti i sondaggi – e secondo tutte le elezioni: europee, regionali e locali, tenutesi in Italia dal 2018 ad oggi – il partito di Salvini, oggi fuori dal Governo, è tuttavia nettamente il partito di maggioranza relativa. Di più: Salvini, forte di questi risultati, è il leader indiscusso di un più ampio schieramento di centro-destra, in grado di affermarsi come schieramento di governo del Paese alle prossime elezioni, quando si terranno.

 

Un assist per i governi di Austria e Olanda

Se il maggiore partito italiano propone – alla fine di marzo, mentre tutti in Italia invocano l’intervento europeo per fare fronte alla crisi sanitaria, economica e sociale – di cancellare dalla Carta ogni riferimento alla disciplina di bilancio e alla regolazione europea, l’assist per i governi di Olanda, Austria e compagnia non potrebbe essere più ghiotto: politica fiscale comune, mentre il possibile leader del prossimo governo italiano propone addirittura di togliere dalla Costituzione l’equilibrio strutturale di bilancio? Via, non scherziamo…

Non si dica che si tratta di una iniziativa meramente agitatoria, buona solo per fare un po’ di propaganda sfruttando l’antieuropeismo diffuso, ma non corrispondente ad una reale intenzione politica. Né che si tratta di una innocua concessione del leader agli antieuropeisti più accesi del suo partito, per “farli giocare“ un po’ con la fuoriuscita dell’Italia dall’euro, in attesa di fare tutto il contrario una volta tornato al governo. Dopo i minibot, il ritorno di Banca d’Italia “agli ordini“ (di acquisto di titoli) del Tesoro, la proposta di usare l’oro di Banca d’Italia per pagare il debito (e farne dell’altro), cos’altro dovrà proporre Salvini perché tutti si prenda atto di una verità drammatica: l’ostilità all’Unione europea, alla moneta unica e all’integrazione costituisce non un orpello, ma un architrave del progetto leghista?

Salvini non può non rendersi conto che una proposta come quella che avanza sull’articolo 81 della Costituzione costituisce un formidabile argomento nelle mani dei cosiddetti governi “frugali“, impegnati ad impedire ogni passo verso il bilancio comune dell’Euroarea. Se non esita a presentarla ora è esattamente perché capisce che il confronto in corso potrebbe portare ad una svolta verso l’integrazione delle politiche fiscali. Un rischio esiziale per la sua prospettiva nazionalpopulista. Per scongiurarlo, Salvini è pronto a tutto: anche ad una esplicita connivenza con i governi che vorrebbero che l’Italia fosse lasciata sola. Del resto, non è Salvini quello che…“ Ce la possiamo fare da soli“?

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