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di Massimiliano Santini

 

“Di questi tempi, in questo paese, l’opinione pubblica è tutto. La assecondi, e niente fallisce. Remi contro, e niente ha successo.” Correva l’anno 1858 negli Stati Uniti, ma Abraham Lincoln avrebbe benissimo potuto parlare dell’Italia di questi giorni. “Chiunque riesca a plasmare l’opinione pubblica, ha più potere di chi scrive leggi o emette sentenze di giudizio” ricordava Lincoln nello stesso discorso, parole profetiche circa l’importanza fondamentale che la narrativa politica riveste nel dibattito pubblico.

 

Il sorprendente consenso verso i populisti italiani

I liberal-democratici e progressisti italiani hanno perso da tempo l’abitudine a tastare il polso dell’opinione pubblica, definita nell’Enciclopedia Treccani come il “modo di pensare collettivo della maggioranza dei cittadini.” Al contrario, i partiti populisti oggi al governo in Italia, Lega e Movimento Cinque Stelle (M5S), sembrano dominare il pensiero collettivo degli italiani se, dopo oltre sette mesi di governo, godono del gradimento di quasi il 60% degli elettori.

Da dove viene questo sorprendente consenso, unico tra i paesi occidentali, verso i partiti populisti italiani? In larga parte, dalla padronanza che Lega e M5S hanno dei bisogni, umori e sentimenti della gente, che studiano e alimentano a prescindere dalla prova dei fatti, attraverso una scientifica applicazione del design thinking di stanfordiana memoria. Si testa un messaggio, si analizza la risposta della gente, si perfeziona il linguaggio, si prova di nuovo. E così via. Col risultato di portare la propria visione del mondo direttamente nella pancia della gente. Mark Lilla, politologo della Columbia University, nel suo ultimo libro “L’identità non è di sinistra” pone l’attenzione sulla forza psicologica che i populisti, plasmando le emozioni, gli umori e le percezioni della gente, danno alle fredde argomentazioni delle politiche pubbliche. E la forza del messaggio non viene solo dall’uso sapiente della comunicazione, social o in piazza, ma soprattutto dalla metodica costruzione di una narrativa politica che, tema dopo tema, comunica le politiche pubbliche all’opinione pubblica attraverso metafore, suggestioni, miti e storie.

 

La narrativa della Lega sull’immigrazione

Consideriamo l’immigrazione. Alle elezioni del febbraio 2013 la Lega conquista a livello nazionale poco più del 4% dei voti e, a dicembre dello stesso anno, elegge Matteo Salvini a nuovo segretario politico. Quasi sei anni dopo, e a oltre sette mesi dalla formazione del governo, la Lega raggiunge circa il 32% delle intenzioni di voto, e Salvini è Ministro dell’Interno nonché Vicepresidente del Consiglio. Molti attribuiscono buona parte di questo incredibile successo alla narrativa politica che la Lega è riuscita a costruire sul tema dell’immigrazione.

Su una popolazione di circa 60,6 milioni di abitanti (2017, Eurostat), gli immigrati regolarmente residenti in Italia sono 5 milioni, l’8,3% del totale. Rispetto a dieci anni fa, quando erano il 5,7% del totale, sono cresciuti di 2,5 punti percentuali (p.p.) – un aumento molto inferiore a quello di un paese come l’Austria (5,2 p.p.) e in linea con Germania (2,3 p.p.) e Regno Unito (2,6 p.p.). Le stime degli immigrati irregolari, invece, oscillano in media intorno ai 380 mila residenti (2017, OCSE e ISMU), circa lo 0,6% sul totale degli abitanti in Italia, valori simili alla media europea. In aggiunta, gli immigrati sbarcati in Italia sono stati 120 mila nel 2017 e 23 mila nel 2018 (Ministero dell’Interno). Un totale quindi di 143 mila immigrati sbarcati negli ultimi due anni, con una diminuzione degli sbarchi dell’80% nel 2018 rispetto all’anno precedente.

 

La percezione è molto diversa dalla realtà

La percezione è molto diversa dalla realtà. Secondo l’ultimo sondaggio Eurobarometro sull’immigrazione, nel 2017 gli italiani quantificavano gli immigrati in un quarto del totale degli abitanti – la percentuale più alta rispetto alle stime di tutti gli altri paesi europei. La stessa indagine mostrava che solo il 16% degli italiani era convinto che la maggioranza degli immigrati fosse regolare – la percentuale più bassa in Europa, dopo la Bulgaria. In Svezia, al contrario, oltre l’80% degli abitanti pensava correttamente che ci fossero più immigrati regolari che irregolari. Secondo un altro sondaggio effettuato dal Cespi a dicembre 2018, quasi il 60% degli italiani sovrastima gli sbarchi di immigrati nei porti italiani: il 38% degli italiani pensa che gli immigrati sbarcati negli ultimi due anni siano fra i 300 e i 600 mila, mentre il 20% pensa che siano circa 1 milione o più.

La narrativa politica sapientemente costruita dalla Lega è corresponsabile della sostanziale discrepanza tra realtà dei fatti e la loro percezione da parte dell’opinione pubblica, convinta che in Italia ci sia tre volte il numero effettivo di immigrati, che siano per la maggior parte irregolari, e che continuino a sbarcare in massa nei porti italiani. Questa narrativa è stata in effetti costruita e portata avanti da una minoranza della classe politica italiana, a partire dalla Lega e, in parte minore, da Fratelli d’Italia, due partiti che alle elezioni politiche del 4 marzo 2018 hanno ottenuto complessivamente poco più del 20% dei voti. Pur minoritaria, questa parte politica è riuscita a influenzare l’opinione pubblica a tal punto da imporre la propria narrativa sull’immigrazione nel discorso politico nazionale. Secondo un altro sondaggio Eurobarometro, a marzo 2018 il 35% degli italiani riteneva l’immigrazione essere la seconda principale preoccupazione, dopo la disoccupazione (48%) e prima dei timori circa la situazione economica complessiva (25%).

 

Il desiderio di sicurezza

Durante gli ultimi cinque anni, la Lega ha sempre più focalizzato la narrativa politica sugli immigranti sul desiderio di sicurezza – economica e personale – dei cittadini, sulla paura verso il diverso, e sull’ambizione a esercitare il controllo del proprio destino. Valori, emozioni e opinioni che tradizionalmente appartengono all’elettorato di destra, ma che sono presenti in forma dormiente anche nel resto dell’elettorato. La narrativa politica esercita proprio questa funzione – rivolgersi ai valori morali, ai sentimenti primordiali e agli schemi mentali presenti nell’elettorato, attraverso storie, metafore, simboli, ed immagini costruite, testate e continuamente ripetute.

Facciamo qualche esempio. Gli italiani si sentono oggi insicuri – economicamente e personalmente. Dalla grande recessione del 2007-11 in poi, molti italiani hanno visto la crescita del proprio reddito fermarsi o, al peggio, diminuire. La Lega associa spesso l’immigrazione alla conseguente perdita di posti di lavoro dei cittadini italiani, e lo stesso Ministro dell’Interno utilizza di frequente episodi di cronaca nera che coinvolgono immigranti per dipingerli con un archetipo: l’immigrato toglie il lavoro a un cittadino italiano, oppure commette azioni criminali. Il desiderio di autorità dell’elettorato viene soddisfatto da immagini che mostrano il Ministro degli Interni con la divisa delle forze dell’ordine o impegnato in prese di posizione simboliche, come la mancata autorizzazione allo sbarco nei porti italiani di 49 immigrati salvati al largo della Libia dalle navi Sea Watch 3 e Sea Eye. Uno slogan come “Prima gli Italiani” risponde al desiderio di sicurezza, alla paura verso il diverso, e all’ambizione dell’immaginario collettivo ad esercitare il controllo su ciò che avviene entro “i propri confini.”

La Lega, dal pulpito della propria posizione governativa, crea fittiziamente la domanda dei cittadini di maggiore sicurezza per poi offrire politiche pubbliche che rispondono a questa domanda. La narrativa politica proposta cambia la percezione degli italiani sugli immigrati, a prescindere dalla realtà dei fatti, e racconta di un’Italia impaurita e preoccupata, non più in controllo dei propri confini, in balia di immigrati a volte pericolosi che, nel migliore dei casi, tolgono agli italiani i pochi lavori disponibili. E offre il miraggio di un futuro dove il governo mette gli italiani in condizione di ‘riappropriarsi del proprio destino’ – attraverso porti chiusi, immigrazione rigidamente controllata nei paesi di provenienza, tolleranza zero verso crimini di qualsiasi natura commessi dagli immigrati, e politiche del lavoro che favoriscono prima di tutto gli italiani.

 

Immigrazione: è possibile una narrativa alternativa a quella populista?

L’indagine Eurobarometro citata in precedenza offre allo stesso tempo la possibilità ai movimenti liberal-democratici e progressisti di formulare una narrativa politica sugli immigrati alternativa a quella populista. Nel 2017, l’80% degli italiani pensava infatti che l’integrazione degli immigrati avesse avuto successo, e si sentiva a proprio agio nel relazionarsi agli immigrati nella vita di tutti i giorni – una delle percentuali più alte in Europa. La maggioranza degli italiani pensava inoltre che promuovere l’integrazione degli immigrati fosse un investimento a lungo termine necessario per l’Italia.

L’evidenza empirica mostra una chiara relazione tra la globalizzazione e la recente ascesa al potere in tutto il mondo dei movimenti populisti. Infatti, mentre la globalizzazione ha aiutato miliardi di persone ad uscire dalla povertà, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, l’ineguaglianza all’interno dei paesi sviluppati e l’immigrazione verso questi paesi sono aumentate. Allo stesso tempo, la maggior parte degli immigrati che sono arrivati in Europa, incluso in Italia, sono scappati da paesi dove erano sottoposti a brutali regimi di oppressione o da povertà estrema. Gli immigrati che arrivano in Italia cercano innanzitutto libertà dall’oppressione e dalla povertà.

Gli italiani, che hanno combattuto per la propria libertà in vari momenti della storia contemporanea, credono in questo valore anche quando lo danno per scontato, e l’immigrazione odierna può essere pensata e presentata come la ricerca della libertà. La stessa libertà dalla povertà che i nostri bisnonni hanno cercato all’inizio del Novecento quando emigravano in tutto il mondo, o la libertà dall’oppressione che i nostri nonni hanno fortemente voluto quando combattevano la dittatura fascista.

Nel 2015, quando la Germania decise di accogliere quasi un milione di rifugiati, la Cancelliera Angela Merkel spiegò la decisione con due motivazioni. Da un lato, la Germania esprimeva la propria Willkommenskultur, o cultura dell’accoglienza. Dall’altro, la Germania reagiva a una situazione eccezionale, dove un numero altissimo di persone scappava dalle guerre in Siria, in Iraq, e in Afghanistan.

 

L’esperienza del Canada

Il Canada offre un’altra chiave di lettura dell’immigrazione, alternativa alla favolosa narrativa populista – l’accettazione e la tolleranza. La settimana scorsa, il Primo Ministro canadese Justin Trudeau ha offerto asilo politico a una ragazza saudita scappata per evitare abusi da parte della propria società. La solidarietà offerta dal Canada si basa su una decennale politica di multiculturalismo perseguita con tenacia dal governo canadese, secondo la quale ogni cittadino viene incoraggiato a mantenere la propria identità e l’orgoglio delle proprie origini nel contesto del rispetto delle leggi e dei costumi canadesi. L’accettazione della diversità diventa il pilastro sul quale si fonda l’integrazione dei nuovi immigrati nella società: in questo modo si riesce anche a trarre tutti i benefici che questi portano. Nella città di Toronto, una delle più prospere città nordamericane, vivono oggi quasi 200 gruppi etnici che parlano 160 lingue, e la metà dei cittadini è nata fuori dal Canada. Accettazione e la tolleranza reciproca sono parte integrale del sistema di valori degli italiani, che hanno costruito la loro identità anche sulla valorizzazione delle storiche diversità regionali e dei propri campanili.

 

La ricerca della libertà e il valore dell’accettazione

Le forze liberal-democratiche e progressiste hanno oggi in Italia l’opportunità di elaborare una nuova narrativa politica che inquadri il tema dell’immigrazione intorno ai valori della libertà e dell’accettazione. Per avere successo, devono declinare la narrativa politica intorno a questi valori e renderla rilevante ai bisogni e alle emozioni degli italiani attraverso storie, immagini e metafore che raccontino una visione dell’Italia libera e tollerante, dove c’è spazio per un’immigrazione regolata e valorizzata per la linfa vitale che porta all’imprenditoria locale, per esempio, così come all’arricchimento culturale della società. E solo così le forze liberal-democratiche e progressiste potranno fare breccia nella pancia degli italiani.

Massimiliano Santini. Policy Leaders Fellow, European University Institute. Economista (in aspettativa) alla Banca Mondiale. Email: massimiliano.santini@eui.eu LinkedIn: www.linkedin.com/in/massisantini Twitter: @massisantini

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1 Commenti

  1. Euro Perozzi lunedì 21 gennaio 2019

    Serve, e speriamo che non sia tardi, un percorso di integrazione con regole pubbliche e condivise, era stato proposto nel 2010 a un congresso PD. (Vedi Alessandro Maran)
    Progetto europeo:
    – Regole di accoglienza
    – regole di integrazione
    – strutture di controllo dei risultati
    – regole di espulsione
    – finanziamento europeo

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