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La diversità di Papa Francesco e l’offensiva reazionaria

Josep Maria Carbonell sabato 30 Gennaio 2021
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di Josep Maria Carbonell

 

Saranno presto otto anni dall’elezione di papa Francesco. Era il 18 marzo 2013 quando la fumata bianca annunciò, con sorpresa di molti, che il nuovo Papa sarebbe stato il cardinale Jorge Mario Bergoglio, gesuita argentino, arcivescovo di Buenos Aires. Ma non sarebbe stata l’unica sorpresa.

Fin dai primi giorni si intuirono cambiamenti di profondità e, in particolare, due: vita austera, con residenza a Santa Marta e non negli appartamenti nobiliari vaticani e, in secondo luogo, la prima visita fuori dal Vaticano fu Lampedusa per affermare che la missione prioritaria della Chiesa è quella stare al fianco dei più poveri.

Due gesti che annunciavano un papato diverso. Con un linguaggio semplice, chiaro e diretto ha iniziato a costruire la narrazione del suo papato. Già a Lampedusa avvertì uno dei problemi centrali delle società opulente dell’Occidente: la globalizzazione dell’indifferenza. A Rio de Janeiro, ha poi chiesto che la Chiesa si apra al mondo e che faccia “rumore” e che i giovani “facciano casino”. E prima delle sue encicliche ha iniziato a rafforzare la storia con frasi famose come: “Non possiamo tollerare che il Mediterraneo diventi un grande cimitero” davanti ai deputati al Parlamento europeo a Strasburgo, o in Calabria quando ha detto che chi ha scelto la via del male, come i mafiosi, non è in comunione con Dio, che viene scomunicato, o nelle dichiarazioni al quotidiano “Il Messaggero”, “I comunisti hanno rubato la bandiera dei poveri”, o nella la storica visita in Terra Santa, “Per raggiungere la pace di cui abbiamo bisogno ci vuole più forza che per fare la guerra”. E così ha potuto raccogliere una moltitudine di espressioni che sono diventate popolari, che sono arrivate alla gente e che lo hanno proiettato come uno dei riferimenti religiosi ed etici nel mondo.

Questa narrazione è stata sistematizzata nelle sue encicliche e ha rappresentato un riorientamento delle grandi linee della Chiesa, che, per molti, rappresenta una ripresa del Concilio Vaticano II. Delle sue tre encicliche e cinque esortazioni apostoliche vorrei fare riferimento a tre documenti che segnano una svolta negli ultimi quarant’anni del Papato e una ripresa delle grandi intuizioni del Concilio: primo, l’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, che propone il modo per concentrarsi sulla presenza della Chiesa e sulla sua opera di evangelizzazione nel mondo di oggi; in secondo luogo, l’enciclica Laudato Sí, un testo “francescano” sulla riconciliazione del cattolicesimo con la natura in grande sintonia con la necessità delle sfide del cambiamento climatico e che propone un diverso approccio degli uomini all’ecosistema e alla natura e, infine, Fratelli Tutti, la visione socio-economico-politica della Chiesa nel mondo di oggi.

Ce ne sono di più, ovviamente, ma a mio avviso questi tre sminuzzano e sistematizzano le loro grandi intuizioni e indicano una Chiesa che lascia la sacrestia e la sua zona di comfort per tornare al mondo dopo anni di un certo ritiro e che sceglie addirittura di essere situata nelle zone di “confine” e di conflitto, di una Chiesa che vuole posizionarsi accanto ai più poveri, impegnata per loro, impegnata per le persone che subiscono ingiustizie di ogni genere, e che, per profonda misericordia, non solo vuole fare carità ma agire in quelle aree strutturali dove le questioni fondamentali della vita umana, della cooperazione tra esseri umani, di una società necessariamente più giusta e libera perché come ha detto molto bene il Concilio Vaticano II “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore. “

Questo è il cambiamento centrale nella Chiesa guidata da Papa Francesco. E per questo alcuni settori ecclesiastici, economici e politici, hanno lanciato contro di lui una campagna molto forte. Fin dai primi anni cominciarono a svolgersi movimenti di alcuni vescovi e cardinali contro il riposizionamento ecclesiastico e le timide riforme nella Curia romana. Qualche anno dopo, tre fattori principali hanno sollevato il tono della campagna contro il Papa.

Primo, la sua determinazione di tolleranza zero per i casi di abusi sessuali su minori che in altri tempi erano stati semplicemente nascosti.

In secondo luogo, le piccole ma persistenti riforme della Curia romana con, però, anche se piccole, le nomine di vescovi e cardinali che hanno favorito il cambio di direzione che sta guidando e, in particolare, il rinnovamento del collegio cardinalizio.

E infine, in terzo luogo, lo slancio della Dottrina Sociale della Chiesa e la sua rivisitazione con Fratelli Tutti che pone la Chiesa dalla parte degli emarginati e dei poveri del mondo e contro il capitalismo transnazionale deregolamentato e selvaggio che vorrebbe governare il mondo.

È proprio contro questo terzo punto che alcuni settori del cattolicesimo americano hanno intensificato la loro campagna contro il Papa, settori identificati anche con Donald Trump. In questo senso, è impressionante leggere l’editoriale del National Catholic Reporter, del 7 gennaio, il principale quotidiano cattolico degli Stati Uniti, che, dopo aver detto che gli apologeti cattolici di Trump hanno sangue sulle mani, afferma testualmente che “I nostri leader religiosi, molti dei quali perpetuano la supremazia bianca che ha portato al colpo di stato di ieri, devono iniziare il lungo e arduo lavoro di cercare di ricostruire una cultura politica di fiducia e unità.” Questo settore trumpista cattolico è stato la base delle campagne contro Papa Francesco e il suo persistente, coerente e insistente riorientamento della Chiesa.

Questo settore ha molte risorse economiche e mediatiche: Church Militant, LifeSiteNews o EWTN (Eternal World Television Newtwork) tra gli altri, con una grande capacità di influenzare e manipolare l’opinione pubblica.

Ma il populismo trumpista, sessista, suprematista, irrazionale e anti-intellettuale, va oltre gli Stati Uniti così come le sue alleanze con alcuni gruppi religiosi: Bolsonaro con le sue alleanze con grandi gruppi evangelici, Andrzej Duda e Victor Órban in Polonia e Ungheria con settori cattolici, Narenda Modi in India con potenti gruppi indù e non è necessario fare riferimento all’uso dell’Islam da parte di molti leader dei paesi musulmani. In questi paesi, notiamo, la dimensione religiosa di questi movimenti populisti cerca di dare un fondamento simbolico e morale ai loro progetti politici.

Di fronte a questo movimento, il percorso che il Papa sta aprendo è essenziale. Ecco perché questa offensiva contro di lui. Oggi è uno dei pochi leader morali al mondo di riferimento e di coscienza critica che alza bandiera contro la strada che sta prendendo maggiormente il nostro mondo. La loro lotta è anche la nostra, di cattolici o cristiani come me, ma anche di membri di altre religioni, agnostici e persino atei, che senza condividere il fondamento trascendente dell’impegno cristiano condividono i valori promossi dal Papa per aiutare a costruire un Umanità più giusta, dignitosa e libera. Il suo messaggio non è solo per i credenti. Il suo messaggio è per tutti, per tutti i popoli.

In questo contesto, dopo il tormento e l’incubo del populismo di Trump, Joe Biden, il nuovo presidente degli Stati Uniti, cattolico molto vicino alla linea sociale di Papa Francesco, dovrebbe essere un alleato per ricostruire un quadro più rilassato di relazioni internazionali, dove tornano razionalità e dialogo. Quattro anni di apparente hard power di Trump ci hanno esaurito tutti e hanno degradato la capacità di comprensione tra le nazioni. Nel nostro mondo sempre più multipolare, dobbiamo tornare al soft power, tornare al dialogo e alla mano difficile tesa tra i governanti per trovare una strada che forse solo è comune a tutti. In questo modo Fratelli Tutti di Papa Francesco potrebbe proporsi come una nuova base di comprensione tra i grandi attori politici del mondo per impostare la rotta per un mondo sempre più disorientato e frammentato.

Questa alleanza, con l’Unione Europea, sarebbe il modo più intelligente per combattere le ondate reazionarie, suprematiste, populiste e demagogiche che stiamo incontrando un po’ in giro per il mondo.

Noi Cattolici, e i laici cattolici in un modo molto speciale, oltre a pregare per lui come ci ha chiesto, dobbiamo alzare di più la nostra voce per dare il nostro sostegno a Papa Francesco; si deve vedere che siamo molti, molti di più di quelli che gli stanno mettendo dei bastoni tra le ruote. Molti di noi vogliono che la Chiesa continui risolutamente su questa strada.

Non possiamo arrenderci.

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