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M5s con i gilet gialli. E la sinistra che dice?

Umberto Minopoli lunedì 11 febbraio 2019
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di Umberto Minopoli

 

I gilet gialli, nati su rivendicazioni economiche, si sono trasformati. Il governo Macron ha accolto i motivi della protesta e, perciò, il primo movimento dei gilet, quello sociale ed economico, è finito. Ed è stato sostituito da altro: un movimento insurrezionalista, violento e solo politico (sostenuto dai partiti estremisti di destra e di sinistra), senza più motivazioni economiche o rivendicative. Ma solo, dichiaratamente, eversive: il rovesciamento del governo legittimo e una piattaforma di richieste oscure, inquietanti, confuse, giacobine, che mimano come farsa la rivoluzione dopo due secoli. E per rovesciare una democrazia, non un potere assoluto. Come i putch fascisti e comunisti del secolo passato.

 

L’appoggio dei Cinquestelle ai gilet gialli

A questo tentativo e movimento sovversivo i Cinquestelle hanno offerto non solo solidarietà ma hanno fornito la piattaforma politica: il cambiamento della democrazia rappresentativa nella “democrazia diretta”. E hanno fornito la rete organizzativa per il movimento eversivo: la piattaforma Rousseau.

Capiamo cosa significa? Abbiamo al governo un partito politico che non solo cambia la politica di alleanze e la collocazione dell’Italia ma che promuove, attivamente, in un paese democratico, un’azione eversiva e violenta per rovesciare un governo con la violenza e la rivoluzione. Non con i metodi democratici del voto e del consenso.

Questa natura dei 5 Stelle fa, oggi, leva su ogni altra preoccupazione per le loro, pur sconcertanti, posizioni (l’assistenzialismo, la decrescita, l’ostilità all’industria, alle opere pubbliche, ecc): quelle che hanno portato, in soli 8 mesi, l’Italia dalla crescita alla recessione, al ristagno, al crollo dell’industria e degli investimenti. Ora si aggiunge la promozione, all’estero e in una democrazia amica, della violenza per rovesciare un governo legittimo.

 

La sinistra e i Cinquestelle

Chi è che ancora ha il coraggio di parlare dei 5 stelle “a sinistra di Salvini”, dei 5 Stelle come indicazione per la sinistra degli errori commessi dai governi Pd, dei 5 Stelle come agognato oggetto di incontri e alleanze contro la “destra” e Salvini?

Eppure su queste assurde e irresponsabili affermazioni era nato (8 mesi fa) il congresso del Pd. Addirittura, la tesi era: occorre liberarsi di Renzi e del “suo Pd” per spianare la strada a un partito (magari ricompattato con la sua sinistra) che lavori, con i 5 Stelle, al polo contro la destra.

 

Il Congresso Pd dovrà chiarire

Oggi i sostenitori di questo incubo estremista sono costretti a negare. Si punta, nel congresso Pd, a nascondere questo sciagurato intento iniziale. Per vergogna. E sostituirlo con ipocrite e vuote pappe del cuore e piagnistei sull’unità del partito. Purtroppo l’unità, in politica, non è un moto dell’anima. Si fa sui contenuti e i valori. Come fidarsi di chi, per 8 mesi, ha sognato l’alleanza con un movimento eversivo? Chiarite al congresso, liberate il campo da queste pericolose velleità e poi… avrete il diritto di parlare di unità.

Presidente dell’Associazione Italiana Nucleare. Ha lavorato nel Gruppo Finmeccanica e in Ansaldo nucleare. Capo della Segreteria Tecnica del Ministro delle Attività Produttive tra il 1996 e il 1999. Capo della Segreteria Tecnica del Ministro dei Trasporti dal 1999 al 2001. Consigliere del Ministro dello Sviluppo Economico per le politiche industriali tra il 2006 e il 2009.

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