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Retromarcia manovra, ora tocca all’opposizione

Umberto Minopoli giovedì 20 dicembre 2018
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di Umberto Minopoli

 

Avevano cominciato col “me ne frego” (sulle proteste europee sulla manovra) e festeggiato dal balcone il deficit del 2,4 % “l’abolizione della povertà”. Hanno dovuto cedere, rimangiarsi le sbruffonate e trattare.

Quattro mesi di bullismo persi (e milioni di euro per interessi sprecati con lo spread). Hanno ceduto.

Forza dell’Europa che e’ riuscita ad imporre le correzioni? Certo ma non solo. Il vincolo europeo si è rivelato inaggirabile per i velleitari sovranisti. Che hanno dovuto mettere nel cassetto le loro sballate sbruffonate e i piani per uscire dall’Europa.

Ma non è stata solo la Commissione europea a piegarli. E’ stata l’opposizione del paese. Ma non quella di partiti e Parlamento che, ancora, non hanno discusso la manovra e hanno dovuto solo assistere alla trattativa con Bruxelles. L’opposizione che li ha piegati e costretti a trattare è stata quella del “popolo”: gli italiani che hanno disertato le aste sui titoli pubblici, la rivolta dei produttori, artigiani, imprenditori, commercianti (non i sindacati, purtroppo) contro la manovra assistenzialistico e senza crescita (e con più tasse). Non solo Bruxelles. E’ il “popolo” che li ha piegati.

E’ un compromesso. Ci evita l’umiliante e costosa procedura d’infrazione. Ma, sappiamolo, nella sostanza non cambia molto. Scendendo dal 2,4 al 2,04 il governo ha dovuto dare un bel taglio alle sue velleità. Li chiamano decimali ma sono alcuni miliardi di maggiore spesa che hanno dovuto rimangiarsi rivedendo tempi, platee e modi delle loro scellerate promesse elettorali (reddito e quota 100). E infarcendo la manovra di impegni e promesse che non potranno mantenere (20 miliardi di privatizzazioni nel 2019).

Il 2,04, in realtà, lo sa anche l’Europa, sarà sforato. E il consuntivo di questa manovra nel 2019 e 2020 sarà drammatico. Pensiamo solo all’ipotesi dell’Iva che scatterà in caso di sforamenti.

Ora la manovra va in Parlamento. Se avessimo un’opposizione forte e coesa la battaglia dovrebbe essere, oggi, quella di completare le correzioni europee. Facendo quello che l’Europa non ha potuto fare. Anche perché non spettava a lei. E cioè: correggere la “qualità” di questa manovra. Assistenziale e recessiva.

Se non si cancella la sostanza delle due misure bandiera di questa manovra (reddito di cittadinanza e quota 100) la sostanza non cambia. E nel 2019 (dopo le elezioni) si presenteranno i conti veri dovremo fare sacrifici doppi.

Ora si vedrà di che pasta è l’opposizione. E quanto è determinata davvero contro, specialmente, quelli che festeggiarono dal balcone l’abolizione della povertà. Perché le vere bombe nel futuro della nostra economia sono le loro bandiere (reddito di cittadinanza su tutto). Che, dinanzi a Bruxelles, hanno solo parzialmente corretto.

Presidente dell’Associazione Italiana Nucleare. Ha lavorato nel Gruppo Finmeccanica e in Ansaldo nucleare. Capo della Segreteria Tecnica del Ministro delle Attività Produttive tra il 1996 e il 1999. Capo della Segreteria Tecnica del Ministro dei Trasporti dal 1999 al 2001. Consigliere del Ministro dello Sviluppo Economico per le politiche industriali tra il 2006 e il 2009.

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