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Salvati: “ecco perché cambio idea e dico Sì al referendum”

Michele Salvati lunedì 14 Settembre 2020
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di Michele Salvati

 

Quando l’Associazione il Mulino chiese ai suoi soci di dichiarare come avrebbero votato al referendum, e per quale motivo, avevo risposto che avrei votato scheda bianca per protesta, anche se avrei potuto, con gli stessi effetti sull’esito del voto, starmene a casa, vivendo in una città in cui non si vota per la regione. Motivo? Si tratta di un voto di rilevanza riformatrice quasi nulla, ambiguo nelle sue motivazioni, molto incerto nei suoi effetti politici.

1) Sulla sua scarsa rilevanza convergono gran parte degli osservatori: non tocca alcuno dei punti delicati e conflittuali della riforma costituzionale di cui avremmo bisogno, quelli che invece sia la riforma del 2006 (centrodestra) sia quella del 2016 (centrosinistra) affrontavano. Implica qualche faticoso adattamento, ma un parlamento può funzionare altrettanto bene –o altrettanto male, nel caso italiano- con 600 eletti che con 945. E questo è il motivo per cui alcuni di coloro che avevano votato No al referendum del 2016 ora si dichiarano per il Sì: non vogliono creare problemi al governo giallo-rosso mentre non esitarono a crearli a Renzi, pronti naturalmente a tornare al No di fronte a una riforma costituzionale seria.

2) Le motivazioni per cui si voterà Sì o No saranno molto diverse. Ci sarà un Sì, e sarà prevalente, motivato da ragioni populistiche, anti-casta, e invece un Sì motivato da ragioni riformistiche, quelle che il PD si sta affannando a spiegare. E ci sarà un No motivato da ostilità al governo giallo-rosso (il No delle opposizioni), un No che discende soprattutto dall’avversione ai 5 Stelle, e un No di coloro che sospettano di qualsiasi riforma della “costituzione più bella del mondo”, anche delle più irrilevanti.

3) Infine i suoi effetti politici saranno molto incerti, dipendendo dalla partecipazione al voto e dal rapporto tra i Sì e i No che questo rivelerà, sia dove si vota anche per le Regioni, sia dove si vota solo per il Referendum. Ma anche nel caso in cui i No si avvicinassero molto ai Sì (un sorpasso mi sembra impossibile), serie ripercussioni sul governo mi sembrano difficili: semmai queste proverrebbero da una vittoria per 5 a 1 del centro destra nelle regionali, ma anche in tal caso non vedo una gran voglia di affrontare nuove elezioni da parte di parlamentari di cui una buona parte perderebbe il seggio, sia per effetto della riforma costituzionale, sia per una (possibile? probabile?) scarsa affermazione di PD e 5Stelle. Sono dunque largamente d’accordo con quanto mi scrive un amico:

Mi chiedo come si può votare su un referendum come questo che manifesta la straordinaria confusione ingenerata dal quesito e dalle argomentazioni proposte per il SI e per il NO.

Esiste un SI secco, quello dell’antiparlamentarismo (M5S, almeno quello delle origini, oggi non hanno più nulla da dire); poi il SI che lega la riforma al proporzionale  e alla stabilizzazione del sistema elettorale da prima repubblica cum bicameralismo perfetto; poi il SI dei riformisti che sperano di prendersi in tal modo una rivincita rispetto alla sconfitta del referendum precedente. Probabilmente una grande illusione, anche perché c’è un timore sensato che ci inchioderemo al proporzionale, mentre alcuni di loro credono che si potrà fare il doppio turno ed altri si sono rassegnati al proporzionale con soglia bassissima, sennò non passa – ergo si sono rassegnati alla legge Rosato. Il SI è un giardino zoologico di speculations e di speranze.

Il NO viene soprattutto dai conservatori della situazione attuale:

1. Gli eletti (di tutti i partiti, che non osano dirlo avendo tutti, eccetto la Bonino, votato per il taglio),

2. I costituzionalisti di sinistra radicale per opposizione a cambiare “la costituzione più bella del mondo”,

3. Saviano et hoc genus omne contro i 5S.

Purtroppo i referendum costituzionali – conseguenza infausta del mito della sovranità popolare – non devono passare il vaglio della Corte Costituzionale, la quale lo avrebbe dichiarato inammissibile, perché del tutto imprevedibili le conseguenze del SI.”

Una scheda bianca o annullata sarebbe la conseguenza logica di questa analisi. E’ vero che anche il Sì riformista è “un giardino zoologico di speculations e speranze”. Ma la politica si nutre anche di queste e tirarsi fuori dal giardino zoologico verrebbe inteso dai riformisti, intenti a cercare ogni via di riduzione del danno, come l’atteggiamento di chi osserva con presunzione e distacco la vita politica del proprio paese. Siccome non è il mio caso, ho cambiato idea e voterò Sì.

Lo farò per due motivi.

Anche se le ragioni di speranza sono assai fragili, spero che alcune delle riforme che il PD sta proponendo in questi ultimi giorni possano andare in porto.

E poi, e soprattutto, perché vorrei che questo governo possa arrivare alla fine della legislatura, essendo il meno peggio tra quelli possibili. Probabilmente reggerà in ogni caso, come ho appena detto, ma un Sì aiuta il governo a sopravvivere più di una scheda nulla. Il conto finale lo presenteranno gli elettori nelle elezioni politiche del 2013.

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