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di Massimo Ungaro

 

In questi giorni ha luogo il Consiglio europeo incentrato su Brexit, relazioni esterne e immigrazione. La scarsa attenzione del governo Conte sul tema Brexit sembra collegata a un ripensamento del governo di quali debbano essere i rapporti internazionali dell’Italia e dell’Europa.

 

L’euroscetticismo del governo Conte

Un ripensamento intriso di un euroscetticismo miope, che non guarda al bene dell’Italia e che come alternativa propone un allineamento internazionale con il gruppo di Visegrad e con la Federazione russa.

Il sottosegretario Picchi ci ricorda, con una metafora calcistica, che se la Russia è Cristiano Ronaldo è preferibile averlo in squadra invece di averlo come avversario. Benissimo. Ma ricordiamoci che la Russia, è si un grande paese ma il suo Governo certo non brilla per il rispetto dei diritti umani né per il rispetto della sovranità sia dei suoi vicini sia dei nostri alleati nella NATO, come dimostra il caso Skripal nel Regno Unito. Se scopriamo che Ronaldo sta avvelenando uno a uno i nostri compagni di squadra, vogliamo continuare a giocare con lui?

Invece troppo spesso nella narrativa del suo Ministro Salvini sono le istituzioni europee o i nostri partner europei che vengono dipinti come antagonisti, per un bieco e misero calcolo elettorale, che guarda più alle elezioni europee, che al bene dell’Italia e degli italiani.

Ma “non c’è nessun nemico che ci ascolta”. Mi chiedo dopo i no e l’antistorico sovranismo che si portano dietro: quale è l’orizzonte di questo confronto su cui il nuovo Governo può impegnarsi per il bene del Paese?

 

Lavoriamo alla riforma dell’Unione Europea

Sicuramente bisogna cominciare dal dall’approfondimento dell’Unione Economica e Monetaria dobbiamo partecipare al tavolo per modificare l’architettura istituzionale attuale e avere strumenti migliori per affrontare la prossima crisi in migliore sintonia con gli obiettivi di crescita e occupazione a livello europeo.

Qui mi riferisco al bisogno di una politica fiscale europea, a un’indennità di disoccupazione europea, a un salario minimo europeo. Solo così potremmo attivare politiche anti-cicliche e reagire agli shock asimmetrici del futuro. Per avviare un dialogo di questo genere, che accomuna altri paesi membri e che cerca soluzioni europee per problemi europei, abbiamo bisogno di essere credibili e cooperativi.

 

Una manovra costruita contro l’Europa

Potrà essere interlocutore cooperante e credibile il Governo Italiano se fa “saltare il banco”? La manovra del governo sembra essere stata costruita apposta per essere bocciata dalla Commissione Europea e alimentare la propaganda elettorale che guarda alle elezioni europee del 2019, che capisco bene facciano gola quando si è alla ricerca di 49 milioni di euro come nel caso della Lega.

Il problema non è solo il metodo o l’assenza di un piano di rientro credibile del debito, ma anche la composizione della manovra con pochissimi investimenti in infrastrutture, un misero +0.2% nel 2019, scuola, ricerca e transizione ecologica e invece tanta spesa corrente finanziata a debito.

Il Presidente Conte dice anche che il governo vuole mantenere l’Italia nell’UE, nell’Euro e avviare un confronto per ridefinire le regole. Ma con quale credibilità, se le stime della manovra sono state bocciate dagli organismi indipendenti, se la manovra stessa è in piena contraddizione con le regole europee, se tra i riferimenti della sua maggioranza e del suo governo troviamo esponenti ‘NO Euro’ ? Come avviare questo dialogo ? Non è sicuramente con il piano B, né con il cigno nero del Ministro Savona!

 

La sfida delle politiche migratorie

La sfida delle politiche migratorie è il tema cruciale di questo consiglio europeo.

Come abbiamo detto varie volte, l’attuale doppia velocità in Europa non è accettabile: una rigidità stretta quando si parla di politiche fiscali e una rigidità elastica quando si parla delle politiche riguardanti scelte comuni di accoglienza per quanto riguarda i migranti e i rifugiati.

Un’Europa a due diverse rigidità non è un’Europa che riesce a conquistarsi il consenso dei cittadini e dell’opinione pubblica. I giallo-verdi di questo hanno ampiamente giovato, non proponendo soluzioni comunitarie e facendo leva sulla paura degli italiani.

Abbiamo bisogno di politiche migratorie comuni e questa non si raggiunge con lo scandalo della Diciotti, né con la criminalizzazione delle ONG, né tantomeno con chiusure dei porti che portano a qualche titolo di telegiornale in più, né con la chiusura degli Sprar, un modello di eccellenza riconosciuto in tutto il mondo, come nel caso di Riace. Di fronte a certe prese di posizione e atti, non è possibile tacere!

 

L’atteggiamento del governo Conte mina la nostra credibilità

Non esiste un’Unione che supera le proprie difficoltà se non accetta l’idea di condividere il peso della pressione delle politiche migratorie con tutti i membri dell’Unione. Ma l’atteggiamento del governo Conte mina la nostra credibilità e isola il paese.

La prova ci è stata dal precedente Consiglio europeo di giugno: Conte è tornato a Roma a mani vuote. Il risultato del suo battere i pugni sul tavolo ha portato alla cancellazione della politica di ricollocamento dei migranti in altri stati membri: invece delle quote vincolanti di ricollocamento, il Consiglio europeo ha preferito affidarsi al principio di volontarietà, un fallimento totale.

Serve invece più Europa e un’Italia attiva nel migliorarla. Questa è la soluzione dei nostri problemi: una politica di asilo comune, una guardia costiera comune.

 

Una politica comune europea per l’asilo e il controllo dei confini

Non cadiamo nel tranello del gruppo di Visegrad che il suo governo identifica come partner ideali ma sono i primi a rifiutare di prendere in carico quote di migranti mentre con l’altra mano prendono miliardi di aiuti strutturali europei.

Il caso della revisione del Regolamento di Dublino è emblematico: a parole il suo governo dice di volerlo riformare – e questo è giusto, che i migranti vengano ripartiti tra i paesi membri in base al PIL e alla popolazione e non in base al principio di primo ingresso – ma le forze della sua maggioranza nel parlamento europeo votarono contro, come nel caso del M5S o si astennero, come nel caso della Lega. Questa miopia è dovuta alla velleità di poter scindere gli interessi dell’Italia dagli interessi dell’Unione Europea.

La stessa cecità che portò il governo Berlusconi a sottoscrivere il regolamento di Dublino, forse ipotizzando che i migranti sarebbero venuti soprattutto da oriente e non dal Mediterraneo.

 

Interesse italiano ed europeo coincidono

Invece l’interesse nazionale italiano coincide quasi sempre con l’interesse dell’Unione Europea. Certo, l’UE è un condominio da mantenere e da migliorare, la crisi ha mostrato, oltre a politiche per affrontare il fenomeno complesso dl immigrazione, e in campo economico come detto prima, ma per cambiare le regole servono credibilità e cooperazione.

Proprio quelle che hanno permesso ai governi precedenti governi Renzi e Gentiloni di ottenere flessibilità per maggiori investimenti, come ha detto recentemente il vice-ministro Laura Castelli riconoscendo che il PD ha “fatto tanto e bene in Europa”.

Le politiche del governo giallo-verde stanno dilapidando il patrimonio di credibilità accumulato a fatica negli anni scorsi isolando sempre di più l’Italia.

 

(testo estratto dalla Dichiarazione di voto del Gruppo PD alla Camera dei Deputati il 16 Ottobre 2018)

 

 

Deputato del PD, eletto nella circoscrizione Estero, collegio Europa. A Londra dal 2005. Studi alla London School of Economics and Political Science. Ha rilanciato l’associazione degli studenti italiani, la LSE Italian Society, e si è impegnato con la London Living Wage Campaign. Master in Public Administration in Economic Policy (Columbia University, New York). Dal 2009 lavora in un istituto finanziario nel campo degli investimenti nei paesi in via di sviluppo. Dal 2017 segretario del circolo PD Londra & UK Decio Anzani. Membro del direttivo di Future Dem e della Presidenza nazionale di Libertà Eguale.

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