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I verdi che vincono in Europa? Sono liberali e riformisti

Umberto Minopoli lunedì 3 giugno 2019
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di Umberto Minopoli

 

Verdi Europei e rosso-verdi italiani. Il commovente Bonelli, leader dei Verdi italiani, è tornato sull’anomalia dell’inconsistenza elettorale dei nostri Verdi al confronto delle cifre e della forza dei Verdi Europei. Questi sono, ormai, una forza protagonista della dialettica politica europea. Anzi, insieme ai liberali, rappresentano la “terza forza” che cresce nel panorama dell’europeismo di governo, distinta dai socialisti in declino e dai popolari e conservatori in arretramento.

In Europa i Verdi sono vincenti. In Italia sono scomparsi. Perché? In Europa si chiamano Verdi formazioni politiche giovani ma dalla marcata connotazione liberale, non antagonista, riformista e non antisistema, né di destra e né di sinistra ma centrali, indipendenti, di governo, culturalmente opposte al populismo (anche nella sua versione di sinistra). E, nonostante Greta, ottimisti sullo sviluppo. Non ostili allo sviluppo e alla tecnologia.

In Italia, storicamente, il “verdismo” è stato l’opposto. E’ stato un doppio equivoco. Che ha corrotto culturalmente e sviato sia i Verdi italiani che la sinistra italiana. I Verdi si sono intesi, all’opposto che in Europa, come una costola della sinistra. Anzi, della sua parte più anticapitalista, di opposizione e massimalista.

Ma la sinistra ha avallato questo errore. Anzi l’ha copiato. Ha inteso, anch’essa, l’ecologia come un’ideologia anticapitalista, il surrogato alla crisi delle tradizionali idee socialiste della sinistra. Dell’ecologismo è passata, sia nei Verdi italiani che nella sinistra e nel Pd, la sua versione più ideologica, catastrofista e non riformista, escatologica. Ecologia è diventato, in Italia, a sinistra e nei Verdi, mitologia dello “sviluppo sostenibile”, inteso come elogio della stagnazione, ostilità alla crescita energetica, all’industria.

Questa paccottiglia di romanticismo pre-capitalistico e, al fondo, conservatore, in Italia non ha fatto crescere i Verdi. Né la sinistra. Ha invece gonfiato i populisti. Si è sublimato nei 5 Stelle e nella loro piattaforma fallimentare di decrescita, antindustriale e di stagnazione. Ben venga l’autocritica di Bonelli. Cui, però, dovrebbe seguire quella della sinistra italiana. Il verdismo, nella sua versione anticapitalistica e antisviluppista italiane, ha corroso entrambi: Verdi e sinistra.

Guardate pure all’Europa. Ma prima liberatevi della idea comune di ecologia come ostilità alla crescita, all’industria, all’energia, allo sviluppo, all’uomo (ai suoi bisogni ed esigenze) visto come nemico, distruttore della Natura. Paccottiglia antiumanista. In Europa l’ecologia politica fa leva sulla tecnologia, il genio umano, per migliorare la qualità della vita, combattere l’inquinamento e respirare meglio. I Verdi, in Europa, non combattono il capitalismo. Ma la decrescita. E’ qui la differenza. Che gli “ambientalisti” italiani, rossi e verdi, non hanno afferrato.

Presidente dell’Associazione Italiana Nucleare. Ha lavorato nel Gruppo Finmeccanica e in Ansaldo nucleare. Capo della Segreteria Tecnica del Ministro delle Attività Produttive tra il 1996 e il 1999. Capo della Segreteria Tecnica del Ministro dei Trasporti dal 1999 al 2001. Consigliere del Ministro dello Sviluppo Economico per le politiche industriali tra il 2006 e il 2009.

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