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La Russa e Fontana, il male non viene solo per nuocere

Carlo Fusaro lunedì 17 Ottobre 2022
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di Carlo Fusaro

Fra gli italiani appassionati di politica, specie di opinione in senso lato progressista o anche di riformismo moderato, c’è da un paio di giorni tanta indignazione per l’elezione a presidenti del Senato e della Camera di Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana.

In pillole, dico la mia:

1) trovo ridicola la tendenza a indignarsi e a stupirsi se gli avversari politici e segnatamente le destre che han vinto le elezioni scelgono gente che non ci piace: perché la sorpresa? Mica possono farsi suggerire da Letta, Renzi o Calenda chi dei loro devono eleggere o mettere nelle diverse caselle del potere!

2) Trovo sano e anche utile che gli elettori tocchino con mano gli effetti delle loro scelte: è l’altra faccia della medaglia. Non è che mandando tre destre di cui due che più di destra non si può (Meloni, Salvini) e una in disfacimento (Berlusconi) è come mandarci appunto Letta o Renzi o Calenda o Bonino o anche Orlando o Speranza. Gli elettori (beh: quel 44% che li ha votati e sono tanti) devono sapere che non si tratta di “provare”, o meglio: si prova ma poi ci si beccano le conseguenze; è anzi bene che non ci siano infingimenti e camuffamenti; ed occorre che ce ne convinciamo tutti: abbiamo al potere gente di destra in parte (e sono generoso: ma in GRAN parte) reazionaria: e abbiamo davanti diversi anni di scelte (ai nostri occhi) pessime, ed anzi di più. Evitiamo la tentazione dell’indignazione permanente effettiva: riserviamola ai casi davvero gravi (senza di che si affermerà l’effetto assuefazione).

3) Vedendo come sono andate le cose (il voto al Senato e le polemiche Berlusconi-Meloni) si capisce che Forza Italia è proprio finita e che Berlusconi è tramontato; se ne dovrebbero preoccupare quelli che… «ci penserà Berlusconi a garantire un ancoraggio all’Europa»; no: dopo 30 anni Berlusconi punta sempre e solo a garantire sé stesso; ora non gli riesce più e io su questo sto con Meloni!

4) Non facciamo di tutt’erba un fascio. C’è una notevole differenza fra Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana. Notevole. Certo: La Russa era uno di quelli che faceva a botte con il Movimento studentesco e con i progenitori dei gruppi armati nella Milano anni Settanta-Ottanta. Ma quanta acqua è passata sotto i ponti (per lui e per i suoi avversari dell’epoca); quanta esperienza a tutti i possibili livelli istituzionali, soprattutto parlamentari, La Russa ha fatto: e infatti basta leggere il suo discorso, una volta eletto (mettendolo a raffronto con quello dell’altro eletto). Ribrezzo e vergogna perciò per chi, ora, fa scritte da BR contro di lui.

5) Diverso il discorso che riguarda Lorenzo Fontana: proprio perché tanto più giovane, non ha avuto nel male ma anche nel bene quelle esperienze, ed è l’esponente della versione peggiore della Lega di Salvini e in generale di un modo di far politica e di esprimersi rozzo e brutale, di un populismo totalmente irrispettoso (fin qui) di istituzioni e persone, diffuso purtroppo non solo ma soprattutto nella destra nazionalista e sovranista anche altrove nel mondo. Peraltro neanche lui va demonizzato, anche perché non conviene a nessuno. Oltretutto – per fortuna – conta assai poco anche se c’è da scommettere che parlerà anche troppo. (Il presidente del Senato è il supplente del presidente della Repubblica, ma di supplenze di quel tipo non ce ne sarà bisogno; il presidente della Camera è “la terza carica dello Stato”, e al dunque deve fare quel che gli dicono i gruppi parlamentari.)

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