LibertàEguale

Digita parola chiave

O un governo di unità nazionale o elezioni

Giovanni Cominelli lunedì 7 Dicembre 2020
Condividi

di Giovanni Cominelli

 

Ogni sera, quando le TV ci comunicano i numeri del Covid, compare sempre un codicillo finale: “Resta preoccupante il numero dei deceduti!”. Questa “preoccupazione” viene sistematicamente riproposta da un paio di mesi. E così stiamo correndo verso i 60 mila morti. Le terapie intensive si abbassano, forse anche perché più di un ricoverato ne esce in una cassa di legno. Benché non si debba indulgere ossessivamente alla caccia al colpevole, che attizza sentimenti di odio e di risentimento, è difficile resistere alla domanda circa le responsablità.

Perché così tanti i morti della seconda ondata, peraltro ampiamente attesa e prevista? Perché, a sentire il Censis, la maggioranza della popolazione è favorevole a misure di limitazione delle libertà personali, fino ad invocare pene severissime – compresa la pena di morte – per gli “untori” e, invece, le minoranze elettorali organizzate in partiti politici e nelle relative istituzioni regionali hanno avuto la forza di far oscillare il governo tra severismo primaverile e lassismo estivo? Alla base dell’attuale libera espansione della pandemia, sta, ormai é chiaro, la perdita della capacità di tracciamento. Che non poteva che essere obbligatorio. Il governo non lo ha predisposto, avendone tutto il tempo. Occorreva investire nella creazione di squadre di tracciamento.

Costavano troppo? Costa molto di più oggi la pandemia, con il suo tragico corteo di ricoverati, di terapie intensive e di funerali. E’ bastato che le piazze si riempissero di commercianti, attori, ragazzi, insegnanti, partite IVA, negazionisti tatuati, interessi corporativi vari, tutti a gridare “Libertà! Libertà!”… perché il governo sbandasse vistosamente. Sta accadendo come se molti cittadini e i loro rappresentanti politici avessero introiettato la dottrina dell’ “immunità di gregge” di Boris Johnson, di Trump e di Bolsonaro, la quale, si sa, prevede tranquillamente che gli anziani debbano comunque morire e pazienza! se muoiono adesso invece che tra qualche anno! Un’immunità costruita su decine di migliaia di morti…

Il governo sbanda, perché è malfermo sulle gambe e sulle stampelle. Incapace di una coerente e rigorosa politica della salute – ancora non sta pensando al tracciamento, nell’illusione di chiudere rapidamente la vicenda del Covid con l’avvento del vaccino, pur sapendo che una notevole percentuale di cittadini non è disponibile ad assumerlo – e di una nuova politica socio-economica, che tenga conto degli effetti micidiali della pandemia, il governo sta assistendo inerte al lento naufragio del Paese.  Le fragilità dell’operazione trasformistica, che ha condotto al Conte-bis, si sta ora manifestando in tutta la sua portata. La gamba del M5S, con i suoi 195 Deputati, 92 senatori e 10 ministri si sta sbriciolando, non tanto sul piano elettorale – visto che continua ad oscillare attorno tra il 15%-20% dei consensi – ma su quello ideale e programmatico, trascinando in basso il Paese, cui infligge ogni giorno una pozione di politica assistenzialista, populista, anti-europeista, vedasi alla voce MES!

Le stampelle del PD e di Italia Viva sono, a loro volta, sempre più logore. Benché possa apparire vagamente qualunquistica, è sempre più difficile negare la penosa impressione che l’alleanza di governo sia ormai tenuta insieme solo dalla paura di perdere pezzi di potere, di risorse, di eletti e di elettori. Quanto a Italia Viva, Renzi predica benissimo, galleggia bene, razzola malissimo, per la comprensibile ansia di sopravvivenza interstiziale. Dall’interno del PD si punta sull’eternità di Conte, nella speranza di una rovinosa caduta rovinosa di una parte del M5S verso sinistra. Basta aspettare.

Non importa se il governo è immobile e inconcludente, perché dietro si staglia protettrice la Presidenza della Repubblica, vero pilastro del governo, secondo la formula del presidenzialismo di fatto. In attesa del fatidico 2022, anno in cui si eleggerà il nuovo Presidente, tanto vale continuare a muoversi convulsamente in questo acquario, illudendosi di stare in mezzo all’oceano reale. Intanto nel Paese si accumula rabbia, la destra illiberale mette fieno in cascina. La burocrazia amministrativa, protetta da migliaia di leggi, decreti, regolamenti attuativi tiene in ostaggio la politica e il Paese. Un piccolo fatto emblematico realmente accaduto: in una scuola di Milano si rompe un calorifero. Poiché la caldaia è di competenza della Provincia e i caloriferi dal Comune – o viceversa – quando si potrà rimettere a posto il calorifero, visto che per portare a termine l’impressa occorre convocare dei tecnici afferenti  a due diverse istituzioni?

Ad un Paese inebetito dalle paure, in perenne rifiuto della verità delle cose e delle responsabilità che ne conseguono, assediato da una crisi economico-sociale e da diseguaglianze crescenti, ossessionato da risentimenti e odi, servono lo choc della verità, l’indicazione limpida di una strada da percorrere, con gli annessi sacrifici, e la richiesta di scegliere nettamente.

Detto in altro modo: o si mette in piedi un governo di unità nazionale o si va al voto con la legge elettorale esistente. Costruire una legge elettorale proporzionale ad hoc, con la furbesca intenzione da parte delle forze di maggioranza di incrinare il blocco della destra, prepara l’ingovernabilità futura.

Il PD e il M5S continuano a rifiutare quella democrazia diretta che consiste primariamente nel riconoscere agli elettori il potere di scegliere direttamente il governo.

Una politica e una coalizione di governo che si illudessero di galleggiare fino al 2022, come se il problema principale del Paese fosse quello di mettere insieme uno schieramento per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica, si preparano al suicidio della legittimazione, pericoloso per la democrazia italiana. Una politica siffatta crede che la realtà sia quella che essa vede attraverso il prisma delle relazioni politiche, delle logiche di partito e di corrente, sfiancate in una competizione per brandelli di potere, per l’alimentazione di clientele e di corporazioni, per piccole carriere personali.

Ma una cosa è chiara: il 2021 sarà un anno più difficile rispetto a quello che sta finendo. Se il 2020 è stato un annus horribilis, il 2021 non si sta affatto presentando all’appuntamento come l’annus mirabilis, come l’anno delle riforme del fisco, della giustizia, della scuola, delle istituzioni del Paese ecc… ecc…, come promette la vuota e insistente verbigerazione del Presidente del Consiglio. I cittadini avvertono il vuoto di idee e di progetto di un’intera classe dirigente. I risultati delle ultime elezioni regionali hanno visto l’astensione del 41,8%, ma i sondaggi sull’orientamento di voto nazionale portano la cifra al 47%. Non ci è più dato molto tempo, prima che le istituzioni democratiche perdano del tutto la fiducia del Paese.

 

(Pubblicato da santalessandro.org, sabato 5 dicembre 2020)

Tags:

2 Commenti

  1. Gianpietro OLIVARI lunedì 7 Dicembre 2020

    Una lucida e rischiarante analisi del professor Cominelli. Ma dissento su una questione. Vista la legge elettorale e quel che ne intendono cambiare, saranno ancora poche persone che faranno le liste. Se poi ci tolgono la preferenza unica, quella che ci permette di votare il più “gradito” e di scombussolare i giuochi delle poche segreterie che decisono in merito, che cosa si va a votare?

    Rispondi
  2. Gigi Malerba martedì 8 Dicembre 2020

    Serve la riforma del calorifero. Eliminiamo le province. Non servono le elezioni per far funzionare il calorifero. Considerazione semiseria ma non troppo. Serve una riforma di Democrazia per ridare calore alla società, non ci resta che partire dal calorifero.

    Rispondi

Lascia un commento

L'indirizzo mail non verrà reso pubblico. I campi richiesti sono segnati con *