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di Andrea Ferrazzi

 

 

Sulle promesse elettorali Lega e M5S hanno costruito buona parte del loro successo elettorale.

 

La sostenibilità economica delle promesse elettorali

Cavalcando e alimentando le paure che la globalizzazione e la crisi economica hanno prodotto anche nel nostro Paese, i due partiti di governo hanno risposto con promesse di rassicurazione e protezione ai loro rispettivi elettorati: al nord la Lega attraverso promesse di taglio delle tasse e di riduzione della burocrazia, al sud i Cinquestelle attraverso promesse di aumento della spesa pubblica, in particolare con il Reddito di cittadinanza.

Si pone ora per loro il problema della sostenibilità economica di tale promesse, che per essere tutte mantenute hanno bisogno di copertura per più di 100 miliardi annui (la flat tax costerebbe ogni anno 50 miliardi, il Reddito di cittadinanza 17, la revisione della Fornero 8).

 

Vuoti slogan e debito pubblico

Dinanzi a questi dati il Governo risponde in due modi: etichettando alcune politiche con nomi-slogan che in realtà nascondono il vuoto (ne è esempio la Flat tax stessa che, da quanto sta emergendo, nel Bilancio 2019 coprirà solo 3-400.000 partite iva a fronte del milione già coperto dal Governo Renzi) e, soprattutto, scaricando le promesse fatte al “popolo” sulle spalle del “popolo”, creando nuovo debito pubblico.

Sia chiaro, le politiche keynesiane possono essere leva per la crescita, ma solo se legate a riforme strutturali e mirate su investimenti generativi. Qui siamo invece di fronte a una politica cialtronesca e irresponsabile di aumento della spesa pubblica corrente parassitaria e clientelare che creando pericolosi circoli viziosi, mette in ginocchio il Paese colpendo proprio i più poveri.

Tutto ciò non sembra preoccupare il Governo al quale, da quello che si sta capendo, non interessa la tenuta del nostro Paese, ma semplicemente rispondere almeno in parte alle promesse fatte in campagna elettorale e riottenere il consenso alle prossime elezioni europee.

 

La sfida all’Europa

Ora, d’innanzi a questa politiche, molti si aspettano una reazione dell’Europa. L’ex Premier Monti afferma, correttamente, che tale intervento europeo porterà, per eterogenesi dei fini, ad una minore sovranità nazionale, in barba alla volontà sovranista. Ma dimentica che quello su cui Lega e 5 Stelle puntano è la reazione popolare contro l’Europa, reazione alimentata dal loro populismo. In tal modo compiono un ulteriore passo in avanti verso la destrutturazione dell’Europa stessa, che poi è ciò che vogliono. Dal loro punto di vista sono dunque in posizione “win-win”.

È a partire da questa consapevolezza che le forze riformiste ed europeiste devono organizzare una proposta strategica radicalmente opposta a quella sovranista e soprattutto credibile e creduta.

Senatore del PD, capogruppo Commissione Ambiente. Consigliere della Città Metropolitana di Venezia. E’ stato Assessore alla Cultura della Provincia di Venezia e, successivamente, Vicepresidente. Dal 2010 al 2014 Assessore del Comune di Venezia e, dal 2013, Responsabile dell’Urbanistica per l’Anci. Membro dell’Assemblea nazionale del PD, nell’esecutivo nazionale è Responsabile nazionale dell’Urbanistica.
Esperto di economia aziendale e del territorio, è stato dal ’94 al ’98 Vicepresidente dell’Azione Cattolica del Patriarcato di Venezia. Ha lavorato nel campo delle telecomunicazioni, della rigenerazione urbana e della valorizzazione del patrimonio immobiliare.

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