LibertàEguale

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di Enrico Morando

 

Relazione introduttiva alla riunione di Presidenza di Libertà Eguale del 28 novembre 2020

 

Biden e NGEU: due grandi novità positive

1- Se il tema è “ Riformisti: come riprendere l’iniziativa “, dobbiamo partire da due grandi novità positive, che intervengono a modificare il contesto nel quale siamo chiamati ad agire:

   1) La vittoria di Biden negli USA

   2) La decisione della UE -con la Next Generation EU- di porre le basi per la costruzione di una effettiva capacità fiscale dellUnione e, in particolare, dellArea euro.

Due novità di grande rilievo, perché -entrambe- agiscono sia sul versante nuovo del conflitto politico -apertura versus chiusura-, sia su quello più tradizionale sinistra versus destra. E lo fanno spostando lequilibrio a nostro favore: verso apertura e verso sinistra.

Unoccasione unica per la sinistra liberale: senza la sua capacità di costruire compromessi dinamici, le due linee di frattura -apertura versus chiusura e sinistra versus destra-, si presentano come ortogonali: c’è infatti una sinistra che predica e pratica la chiusura; e c’è una destra liberale che vuole lapertura. La sinistra liberale ha le informazioni genetiche che servono per la costruzione di soluzioni capaci di comporre, in nuove forme di governo globale, le due fratture.

Non vorrei essere equivocato: non sto dicendo che viene da queste due novità la soluzione dei nostri problemi in Italia, in Europa e nel mondo. Sto dicendo che se è vero che i fondamentali fattori di crisi del riformismo liberale di sinistra vengono dalla globalizzazione e dalla conseguente difficoltà di costruire a livello globale strumenti altrettanto efficaci di quelli che abbiamo usato nei 30 gloriosi del 900, allora le due novità -Biden e Next Generation EU- vengono per aiutarci a trovare una strada. Diversa da quelle -anche le migliori e che ci sono piaciute di più-; ma finalmente una strada verso la “ripresa di controllo da parte nostra.

Perché? Perché entrambe hanno a che fare con la possibilità di realizzare un salto in avanti, dal nostro punto di vista, sia nella cooperazione internazionale, nel nuovo contesto della competizione per legemonia tra i due capitalismi contemporanei, quello liberale meritocratico e quello politico (Branco Milanovic); sia nella cooperazione tra le grandi democrazie, essenziale per difendere e far avanzare le ragioni del primo su quelle del secondo; sia nella cooperazione tra le forze di centrosinistra che operano in queste grandi democrazie, essenziale per ricreare fiducia tra la maggioranza dei cittadini e le istituzioni fondamentali della democrazia liberale.

Oggetto di questa triplice cooperazione:

  -Il contrasto alle pandemie e al terrorismo fondamentalista islamico;

  -il governo dei grandi squilibri economici e sociali globali (esempio: immigrazione non regolata);

  -il governo degli squilibri ambientali, a partire dal contrasto al riscaldamento globale.

Non ho il tempo di soffermarmi oltre su questo tema. Voglio solo insistere sul fatto che questo è il primo terreno di iniziativa, per i riformisti e per LibertàEguale: le potenzialità insite in queste due novità sono davvero grandi. Ma debbono essere tradotte in atto: il Next generation EU è uniniziativa che muore col coronavirus (speriamo che muoia presto) o è il primo passo verso un vero bilancio federale? Dipende anche da noi se sarà la seconda…

E ancora: quali sono le linee essenziali di un compromesso in tema di immigrazione, tra lesigenza vitale di nuovi lavoratori immigrati e le paure -culturali prima che economiche e sociali- suscitate in Italia (e in Europa) da anni di immigrazione non regolata?

 

I fattori nazionali all’origine della crisi dei riformisti italiani

2- Come sappiamo, ci sono anche fattori nazionali -specifici del nostro Paese- allorigine della crisi dei riformisti italiani. Sottovalutarli è un errore almeno tanto grave quanto quello di pensare che i nostri problemi siano risolvibili fuori dal contesto globale di cui ho appena parlato. In ogni caso, per riprendere liniziativa, bisogna riconoscerli ed affrontarli.

Giorgio Tonini, nel settembre scorso, sul Foglio, ha sostenuto che i riformisti italiani (e il loro principale partito) vivono da tempo in una drammatica contraddizione: sono indispensabili per il governo del Paese, tanto che stanno al governo sia quando non vincono” le elezioni (2013), sia quando le perdono fragorosamente (2018). Secondo Tonini questo accade perché sono lunica forza che presidia il principio di realtà (esempio: extra Europa nulla Salus). Ma non riescono a farsi amare dai cittadini, tanto che il PD vede i suoi consensi calare addirittura sotto il 20%.

Da questa contraddizione si dovrà per forza uscire: o perdendo il governo, o aumentando il consenso popolare.

Poiché sembra preferibile la seconda soluzione, riprendere liniziativa significa contribuire a sciogliere il nodo del consenso che manca. Tonini suggerisce che i tasti da suonare siano sostanzialmente due:

  a) Il primo, riguarda la qualità, le caratteristiche di fondo del fare politica dei riformisti. Unidea di politica dal basso, partecipata, aperta, competitiva, anti-oligarchica e anti-establishment, fondata sul principio della contendibilità democratica di tutte le cariche politiche”.

  b) Il secondo, riguarda la qualità del programma economico-sociale, capace di interpretare le (e di rispondere credibilmente alle) ansie della larga maggioranza dei cittadini, per il miglioramento delle condizioni di vita dei più…

Sul primo punto, a me sembra che la strada che si sta percorrendo -sia in termini di qualità della “politics (prima i cittadini votano e poi partiti decidono che governo fare), sia in termini di articolazione dei soggetti politici (frammentazione, con la nascita di nuovi partiti; aridità della dialettica interna al maggiore tra i partiti riformisti)-, conduca ad allontanarsi dallobiettivo.

Proprio mentre la vittoria del partito democratico americano testimonia di quanto sia rilevante: 1-saper distinguere il tempo della competizione interna (anche la più aspra), dal tempo della competizione con lavversario esterno; 2-costruire un partito-organizzazione che coniughi tecnologia e consumo di suole di scarpe per mettere radici anche dove è più difficile arrivare con i mezzi di informazione, vecchi o nuovi che siano.

Della linea di politics dirò tra poco, concludendo. Sul partito-organizzazione penso che sia utile riprendere il lavoro di progettazione che avevamo iniziato, prima che il COVID ci chiudesse tutti in casa.

Sul programma, abbiamo lavorato ancora, arrivando alla stesura di un libro curato da Claudia Mancina per la Fondazione PER, su cui abbiamo potuto sviluppare poca iniziativa , con presentazioni, dibattiti, eccetera, ma che può aiutare a riprendere il filo. Altri contributi, negli ultimi tempi, sono giunti dal nostro campo: per tutti, citerò lesempio di Riscatto di Giorgio Gori.

In questa sede, vorrei limitarmi ad una sola osservazione: nella cultura politica e nella elaborazione programmatica della sinistra liberale -in Italia e in Europa- ha avuto e continua ad avere un peso molto rilevante la costruzione di un equilibrio tra Stato e Società (più che tra Stato e mercato), nella consapevolezza che sia per ragioni di libertà, sia per ragioni di efficienza economica, il prevalere delluno sullaltra, e viceversa, provoca danni difficilmente sanabili (ne hanno scritto, di recente, Acemoglu e Robinson in un testo destinato, secondo me, a diventare fondamentale per la discussione su questi temi (La strettoia).

Era toccato alla sinistra liberale -dopo gli eccessi dello statalismo della sinistra tradizionale- ricostruire un equilibrio dinamico, con la terza via. Ora, la realtà ci impone una correzione ulteriore, sia per rafforzare il ruolo del “pubblico (lo Stato nazionale, ma soprattutto le istituzioni sovranazionali e locali), sia per riconoscere il ruolo positivo (e non conservatore) che possono giocare le comunità organizzate (R. Rayan Il terzo pilastro).

È una innovazione di cultura politica e di punto di vista sulla realtà cui sarebbe colpevole sottrarci, da parte nostra. Ma non ha a che fare con questa sacrosanta esigenza di riequilibrio la spinta che sta prevalendo in Italia a  ripubblicizzare tutto… E meno ancora la tendenza a mettere al centro della discussione pubblica -come hanno fatto il Presidente del Parlamento europeo e alcuni membri del governo- il modo per non restituire i debiti che stiamo contraendo con lUnione ( prima ancora di incamerare i prestiti) e con la BCE.

 

Il partito a vocazione maggioritaria

3- Infine, c’è un problema di linea politica dei riformisti, che sembrava risolto, ma è tornato a riproporsi.

In buona sostanza, si tratta di questo: la linea politica lungo la quale i riformisti vogliono riprendere liniziativa è quella che punta alla costruzione di una proposta di governo incentrata sulla presenza di un partito a vocazione maggioritaria, che può ovviamente costruire alleanze con altre formazioni di centro e di sinistra, ma assume su di sé -sulla sua leadership, sul suo profilo ideale e programmatico, sulla sua organizzazione- lonere di rappresentare la larga maggioranza dei cittadini italiani…Oppure è quella che punta alla costruzione di un centro-sinistra a tre gambe (per questo, se non ci sono, si fanno voti perché qualcuno le faccia nascere), che pratica al suo interno la divisione del lavoro tra la sinistra (che torna a fare il suo mestiere, senza le ubbie del Lingotto), il M5S (che primo poi troverà qualche formazione europea che lo accetti nel suo gruppo) e il centro (che non c’è, ma ci sarà)?

La ragione per la quale io penso che ladozione di questa seconda linea politica sia un errore imperdonabile non ha che fare col mio giudizio sul M5S, o sull’incerto realismo di questa evocazione di un centro che non ci sarà mai più. Ha a che fare col giudizio sulle esigenze del Paese.

Oggi, un debole governo di coalizione è lunica stabilità che possiamo garantire al Paese. E, data lalternativa, sia il benvenuto. Ma, per il futuro, la risposta al Paese può venire solo da una azione politica che si sviluppi lungo questa sequenza: progetto di cambiamento-costruzione sullo stesso di attivo consenso popolare-vittoria elettorale-governo per l’attuazione del progetto-ricandidatura-nuova vittoria elettorale… È addirittura evidente che questa sequenza -quella di un vero ciclo riformista- è incompatibile con i governi di coalizione costruiti dopo il voto. Ho scritto recentemente che da questa idea di linea politica traggo un giudizio negativo sulla proposta di ritorno al sistema elettorale proporzionale. Ma, ben aldilà di questo, sostengo che riprendere liniziativa riformista vuol dire, in tutte le sedi -quindi in tutti i partiti e partitini del centrosinistra, ma anche nelle sedi di discussione non collegate a nessun partito-, sollecitare un confronto tra queste due linee, entrambe dotate di un ragionevole tasso di realismo. È una discussione che abbiamo già fatto e che ci è venuta a noia (perché pensavamo di averla risolta una volta per tutte)? Capisco. Ma far finta che il problema non ci sia affretta solo la sconfitta.

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1 Commenti

  1. Piero domenica 6 Dicembre 2020

    salve. bisogno di trovare un sistema elettorale-governo per governare siamo daccordo. che Biden sia una dimostrazione della ‘sinistra’ statunitense è tutto dire: gli americani sono americani e la loro politica, anche dei democratici è molto discutile da questo ns mondo europeo (guerre, armi, diritti sociali,…). poi, la ‘sinistra liberale’ è un coarcevo ideologico da abbandonare…

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