LibertàEguale

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di Carlo Fusaro

 

Bel titolo ottimista vero, cari amici! Epperò così stanno le cose alla fine dell’ennesima settimana di notizie vere (pessime) e notizie false (cattive anche quelle): non si salva proprio nulla. Ma nulla. E allora verrebbe fatto di dire: che scrivi a fare, inutile rovinare ancor più il periodo estivo, che già fa caldo e di più ne farà nei prossimi giorni.

Ma i lettori sono vaccinati, e non si aspettano consolazioni. Mettiamo allora in fila qualche spigolatura, il quadro complessivo essendo chiaro a tutti: un paese malato non da oggi (produttività che non cresce, dati demografici da spavento, debito cumulato opprimente, tassi di analfabetismo funzionali secondi solo alla Romania – in Europa) ha il peggior governo della sua storia, il più internamente conflittuale che se va bene non fa nulla, se va male fa cose che peggiorano la situazione (e tutti i dati lo confermano: Italia al 48esimo posto su 50 per crescita nel 2019; sarà colpa dell’UE quando TUTTI gli altri in Europa crescono, chi più chi meno? Grecia, Spagna, Portogallo inclusissimi?!?!).

A) La vicenda della crisi. Vabbé ci ho creduto così poco da non fare commenti. Classica operazione per distrarre l’opinione pubblica dalle cose serie. E le cose serie sono che – oltre a quanto detto sopra – il governo (Conte)-Salvini-DiMaio va mutando la posizione internazionale dell’Italia, in un pendolo assurdo fra fare i cagnolini di Trump (il più ributtante e vergognoso e negativo personaggio che si sia anche solo avvicinato alla presidenza di quel grande paese che sono gli USA, Dick Cheney incluso) e fare i rappresentanti della Russia di Putin in Europa (magari anzi, per lo più, contro l’Europa) o i potenziali macché della Cina (vedi c.d. via della Seta). L’altra cosa seria è che si tratta di un governo che non fa nulla per rilanciare il paese ma anzi ha peggiorato i presupposti di qualsiasi rilancio e continua sistematicamente in questa direzione semplicemente su TUTTO (adesso ci becchiamo anche il riacquisto di Alitalia).

B) Però chiariamoci bene le idee. La storia delle date per il voto è una balla solenne, pur alimentata a fin di bene dalla presidenza della Repubblica. Scadenze non ce n’è. E’ questione di scelte politiche, fermi i termini di legge e della Costituzione: si può votare SEMPRE se necessario. Del resto basta vedere quel che è successo l’anno scorso. Quindi il vero è che si ritiene opportuno assicurare una sessione di bilancio “normale” (magari un po’ più – appunto – del 2018), perché più sano o meno dannoso per il paese e anche – restando in carica Conte – perché imporrebbe le necessarie assunzioni di responsabilità della maggioranza spendacciona Gialloverde. (Ne riparleremo: perché non è detto che rinviare elezioni sia sempre un affare; un grande – ripeto: grande – presidente [Napolitano] così ritenne di fare nel 2011, e col senno di poi, e anche senza, non so se fu la decisione giusta.)

C) La partita è a tre: Salvini (che è comunque un po’ in difficoltà, non nei consensi, ma politicamente per la faccenda russa: quella del presunto scandalo e quella sostanziale che più preoccupa), Di Maio (che è indebolito dal suo crollo elettorale e cerca di recuperare qualche terreno, ma è impiombato dai seggi che perderà inevitabilmente), Conte (che cerca di ritagliarsi col suo Tria un qualche spazio: vedi come si muove in Europa con sponda M5S).

D) Tra parentesi Conte continua a sparare dichiarazioni che ne svelano incompetenza e inettitudine al ruolo. Tralasciando i farfugliamenti su Savoini alla SUA tavola con Putin, ier l’altro ha detto – per smentire rimpasti, senza che nessuno lo notasse – che (testuale) “nessun ministro ha chiesto un rimpasto”: ed è la prima volta nella storia istituzionale italiana che un presidente del consiglio mostra di attendersi dai potenziali rimpastati (i ministri) l’iniziativa del rimpasto (ma naturalmente il poveretto conosce solo il proprio governo nel quale lui conta poco o nulla e sono per l’appunto i due Vice presidenti a fare il bello e il cattivo tempo in barba alla Costituzione).

E) Perfino il regionalismo differenziato ma male (e qui Salvini, secondo me, prima o poi paga pegno), con la melina grillina tutelata da Conte (l’idea di passare gli insegnanti alle regioni non è affatto cattiva, almeno come trattamento economico: purché ciascuna si paghi l’extra con risorse proprie).

F) In tutto questo l’opposizione (e quanto mi costa dirlo perché ho sempre ritenuto che le geremiadi di stampa sull’opposizione “che non c’è” fossero interessate e in larga parte ingiuste) – che è poi il solo PD – riesce a non mettersi d’accordo neppure sulla cosa più logica ed ovvia, ovvero la mozione di sfiducia con la patetica argomentazione che “compatterebbe la maggioranza”: senza accorgersi, gli oppositori della sfiducia, che sul non andare a casa la maggioranza è GIA’ compatta come una falange macedone (e lo si vede nei lavori parlamentari) e che comunque al PD conviene far vedere che le baruffe Salvini/Di Maio sono strumenti di distrazione di massa e imporre loro di assumersi almeno le loro responsabilità. Su questo ho un’idea.

G) Perché non chiedere la sfiducia individuale contro il solo Salvini (per la politica estera, per le navi ONG, per gli insulti a tutti quelli che non la pensano come lui, perché non si presenta in Parlamento)?

P.S. Sapete quanti sono i parlamentari (Senato + Camera) M5S? Più o meno 320. Sapete quanti sarebbero con la riforma costituzionale? Circa 200. Ma con i voti delle europee, si e no 100-105. Senza riforma, sarebbero con le europee circa 160. Sono dati clamorosi come mai nella storia patria. Che a 16 mesi dall’avvio della XVIII legislatura ci possa essere un loro propensione alle elezioni anticipate, mi pare assurdo pensarlo, più probabile che succeda più in là, magari all’ultimo momento PRIMA che entri in vigore la loro (non) riforma.

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