LibertàEguale

Digita parola chiave

Condividi

di Umberto Minopoli

 

Come possono Prodi, Veltroni, Bersani e l’intera sinistra che si dice “non renziana” assistere, silenti e imbarazzati, allo scempio che i 5 Stelle (ancor più di Salvini) stanno facendo delle idee, dell’esperienza e dell’azione di governo dell’Ulivo e del Pd degli anni novanta?

 

Il M5S (di sinistra tradizionale) contro la modernizzazione avviata da Ulivo e Pd

Molti di loro (non Prodi) si erano illusi di trovare una sponda nel populismo pentastellato descritto come vicino a tradizionali posizioni e suggestioni della sinistra. Non era falso. In effetti i 5 Stelle riprendono tradizionali posizioni di sinistra (alquanto minoritarie nella sinistra italiana anche prima del Pd). Ma, soprattutto, riprendono quelle posizioni della sinistra che l’esperienza di governo dell’Ulivo e il Pd di governo, prima di Renzi, avevano rovesciato o innovato radicalmente. Nel tacere sullo smantellamento che i 5 Stelle fanno delle riforme liberali dell’Ulivo, il Pd di prima di Renzi, pateticamente, sega il ramo su cui è seduto e la sua stessa legittimità.

Ci riferiamo alle privatizzazioni e alle liberalizzazioni (Autostrade, Enel, Ferrovie, banche, Telecom ecc). Sono state una grande e necessaria modernizzazione e, soprattutto, nella loro essenza, un successo. Si possono discutere tempi e forme, in alcuni casi, delle privatizzazioni. Ma non consentire che una propaganda populista becera, pre-moderna e di sinistra archeologica ( non paragonabile nemmeno a Corbyn ) oscuri e metta in discussione le tre grandi ragioni delle privatizzazioni e liberalizzazioni degli anni 90. I loro successi che vogliono rovesciare e nascondere.

 

Tre motivi di cui andar fieri

Tre ragioni:

  1. le privatizzazioni dell’Ulivo erano sacrosante. Per ragioni di abbattimento dello stock del debito pubblico, per ragioni di riduzione della spesa corrente. Non le avessimo fatte non solo non saremmo entrati nell’Euro ma ci sarebbe stato il default della nostra economia;
  2. Telecom, Enel, Ferrovie, Ilva in campo manifatturiero e gli altri enti e società privatizzate e liberalizzate avevano bisogno, per sopravvivere e competere nel mercato aperto europeo e globale, di innovazioni di prodotto e dotazione di investimenti che lo Stato e la burocrazia pubblica non potevano più garantire. Senza l’ingresso dei privati e una gestione orientata alla competitività, produttività e profitto quelle aziende pubbliche sarebbero morte. Con disastri (occupazionali e del deficit e debito italiani senza precedenti);
  3. le privatizzazioni e le liberalizzazioni hanno avuto successo nel loro scopo di scuola: abbassare le tariffe per i consumatori elevando, al tempo stesso, la qualità e quantità dei servizi. Per Ilva, fino al 2012, la privatizzazione siderurgica consentì di costruire la terza siderurgia europea e tra le prime nel mondo. Per Telecom ed Enel privatizzazione e/o liberalizzazione hanno consentito di mantenere le aziende di rete come players mondiali e leader, nei loro core business, innovando fortemente le due aziende. Nelle ferrovie la liberalizzazione dei servizi ha consentito di dotarsi di una rete ad alta velocità che oggi ci è invidiata. Qualcuno riflette mai sulla dotazione e qualità di servizi di cui ognuno di noi dispone in tutta una serie di ex monopoli statali (telecomunicazioni, elettricità, commercio, servizi bancari, ferrovie) a parità o decremento di tariffe?

 

La propaganda populista

Non fatevi ingannare dalla propaganda populista: errori e limiti delle privatizzazioni, delle liberalizzazioni e dell’estensione dei regimi concessori non oscurano queste tre grandi novità della transizione dell’economia italiana, grazie anche ai governi di sinistra degli anni 90, da un’economia statale di tipo socialista ad un’economia moderna e liberalizzata. Abbiate il coraggio (e la spina dorsale), signori della sinistra non renziana, di rivendicare e difendere il buono (forse poco) che, purtuttavia, avete realizzato. E che oggi è minacciato dai nuovi trogloditi del ritorno al “nazionalsocialismo” in economia (in senso etimologico).

Presidente dell’Associazione Italiana Nucleare. Ha lavorato nel Gruppo Finmeccanica e in Ansaldo nucleare. Capo della Segreteria Tecnica del Ministro delle Attività Produttive tra il 1996 e il 1999. Capo della Segreteria Tecnica del Ministro dei Trasporti dal 1999 al 2001. Consigliere del Ministro dello Sviluppo Economico per le politiche industriali tra il 2006 e il 2009.

Tags:

Lascia un commento

L'indirizzo mail non verrà reso pubblico. I campi richiesti sono segnati con *