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di Elisabetta Corasaniti

 

È un fenomeno globale.

Un vento estremista soffia forte in tutto il mondo.

Stiamo vivendo un periodo in cui una crepa nel sistema genera un’altra.
La triplice crisi di sicurezza, etica pubblica ed economica in cui il Brasile versa, ha prodotto l’elezione presidenziale di Jair Bolsonaro. Ammiratore di Donald Trump, Bolsonaro rappresenta il nuovo punto fermo dell’asse mondiale di destra che sta prendendo forma.
Nel suo discorso di vittoria, ha annunciato di voler “cambiare il destino del Brasile”.
Questo destino passa attraverso il sostegno popolare e dell’ establishment economico bianco (che è attirato dalle sue promesse di conservatorismo sociale e liberalismo economico estremo), dalla xenofobia, e dalla negazione degli obblighi per contrastare il cambiamento climatico e proteggere il pianeta.

 

“Brazil Before Everything”

La triste evidenza è che le elezioni non vengono vinte su proposte politiche, ma attraverso (dapprima) la comprensione e (poi) lo sfruttamento degli stati d’animo prevalenti nella società.
Quando viene messa in moto la voce popolare di rabbia, paura e disillusione verso le élite, quella voce – che rappresenta un ruggito collettivo per il cambiamento – viene eletta.
I movimenti elettorali di successo (quelli del cambiamento, ndr) possono essere ottimisti e fiduciosi, oppure ingannevoli, cinici e propagandisti, ma hanno tutti un filo conduttore: il potere genuino derivante dal più umano degli attributi: l’ emozione.

Jair Bolsonaro ha capito questo ed è solo l’ultimo ad emergere nella lunga serie di demagoghi mascherati da messiah politici: Salvini in Italia, Erdogan in Turchia, Trump in America e Orban in Ungheria.

È piuttosto preoccupante osservare che la tendenza globale sia quella di sfruttare la legittimità delle istituzioni democratiche per minare e attaccare i suoi valori. Per quanto a Bolsonaro piaccia usare parole alte come “libertà” e “unità”, non è amico della democrazia: “Sono a favore di una dittatura”, ha annunciato anni fa.
Questo è un uomo che ha apertamente espresso nostalgia e ammirazione per uno dei periodi più oscuri della storia moderna brasiliana: la brutale dittatura militare degli anni ’60 e ’70 che ha imprigionato, torturato e ucciso decine di persone innocenti.

Nel contesto del crimine dilagante e crescente nelle città – e dei suoi effetti collaterali associati di paura e insicurezza – la richiesta di leadership machista, (ben oltre il law and order) diventa l’unica comprensibile. Qualunque sia il prezzo.

La violenza in Brasile è un problema serio, e Bolsonaro ha promesso di proteggere i brasiliani attraverso la polizia e le repressioni dell’esercito sulle bande violente. ”Perché un camionista non può avere il diritto di portare una pistola?”, ha chiesto Bolsonaro in una intervista televisiva.

Se i commenti di Bolsonaro sulla dittatura militare sembrano scioccanti, le sue altre dichiarazioni su donne, minoranze, il movimento LGBT sono praticamente tutto ciò che si associa alla tolleranza e alla diversità liberale sono, beh, semplicemente terrificanti. Nel 2011, ha osservato che preferirebbe che suo figlio morisse in un incidente automobilistico piuttosto che essere gay. Nel 2014, i video di Bolsonaro che dice a Maria do Rosario (sua collega parlamentare alla Camera dei Deputati) : “non sei degna neanche di essere stuprata da me” sono diventati virali. Dei brasiliani neri ha osservato che “non fanno nulla. Non servono neppure a riprodurre … “.

Promettendo di affrontare la corruzione e il crimine, Bolsonaro fa eco alla retorica di “Drain the swamp” di Trump. Il suo slogan elettorale di “Brazil Before Everything …” può anche essere strettamente collegato all’agenda di “America First” di Trump o al ‘’Prima gli italiani’’ di Salvini.

 

 

Il populismo nazionale: basta che funzioni

Se la storia italiana aiuta a capire cosa sta succedendo in Brasile, è la politica italiana contemporanea che si mostra come una stranezza latinoamericana. In effetti, il governo gialloverde (colori brasiliani, ndr) sembra fornire un modello quasi perfetto per un nuovo modello globale: il populismo nazionale.

Mentre si annunciava il superamento della legge sul lavoro venduta come “la fine della precarietà”, lo step successivo puntava “all’abolizione della povertà”.Naturalmente, non è stato fatto nulla di sostanziale: la legge sul lavoro ha raschiato a malapena la superficie del problema e la legge sul reddito di cittadinanza è non pervenuta (per ora).

Ed è proprio qui che entra in gioco il capro espiatorio. Il governo ha prodotto una caccia alle streghe che ha portato a ripetuti attacchi razzisti in tutto il paese.
E quando i migranti non bastano, vale sempre la logica anti Europa.
Il governo non può fare tutto ciò che ha promesso? Troppi migranti e troppa UE.

Questi politici semplicemente non attribuiscono alcuna importanza al fatto che qualcosa sia vero o no. Tutto ciò che conta è che funzioni.
È tutto solo ‘sincera iperbole’ o forse ‘innocente esagerazione’. È quello che le persone vogliono credere.
E il virus si sta diffondendo.

Tutti i populisti, da Bolsonaro a Erdoğan, Salvini, Orban, Xi e Putin – sono ben consapevoli che la paura vince sui fatti. La paura è un’emozione; i fatti sono logici. Come Trump ha detto al Time: “Sono una persona molto istintiva, ma il mio istinto si rivela giusto.” Dopo tutto, chi ha bisogno della verità quando il tuo istinto ha sempre ragione?

In Brasile, l’elezione del candidato di estrema destra Jair Bolsonaro è stata preceduta da un diluvio di bugie sui social media, principalmente Whatsapp, progettato per rafforzare il suo sostegno a spese dei suoi avversari.

 

 

Arginare le forze di instabilità offrendo una ‘terza via’

Nell’Europa occidentale, l’estrema destra è stata finora contenuta da sistemi di rappresentanza proporzionali e dal rifiuto dei partiti conservatori tradizionali di intrattenere coalizioni con nazionalisti autoritari. Nell’Europa orientale, avanza il conservatorismo autoritario.

Per ora, gli unici limiti certi all’autoritarismo sono i vincoli delle convenzioni internazionali sui diritti umani e la struttura della stessa UE.

Tuttavia, le forze di instabilità stanno aumentando: lo scontro dell’Italia con Bruxelles sul bilancio; l’insofferenza del nazionalismo catalano verso la comune patria spagnola; la violenza a Chemnitz e il rifiuto dei servizi di sicurezza tedeschi di prenderlo sul serio; la coalizione traballante a Berlino.

Soprattutto, siamo in un periodo in cui l’assuefazione alla xenofobia non sembra attenuarsi.
Attraverso un discorso xenofobo che esclude gli immigrati, considerati una minaccia per la prosperità nazionale, questi partiti stanno costruendo un “popolo” la cui voce richiede una democrazia mirata a difendere esclusivamente gli interessi di quelli considerati “veri cittadini”.

Il compito delle forze riformiste e liberali è soffocare la cacofonia della recriminazione tra attivisti politici di sinistra e centristi e combattere quello che è diventato il nemico principale: l’uomo razzista con una pistola che vuole ripulire la società da tutto ciò che lo infastidisce .

La condanna morale e la demonizzazione dei sostenitori di tali partiti non funzionano. 

Questa strategia è del tutto controproducente perché rafforza i sentimenti anti-establishment tra le classi popolari. Le questioni che i populisti hanno inserito nell’agenda devono essere affrontate offrendo loro una risposta diversa, in grado di mobilitare gli affetti comuni verso esigenze liberali ed europeiste.

Per affrontare questa situazione, è essenziale scartare la visione semplicistica dei media (che presenta il populismo come semplice demagogia) e adottare una prospettiva analitica di legittima aspirazione democratica ed europea.
Il futuro delle nostre democrazie dipende dalla risposta a questa sfida.

L’unico modo per opporsi ai partiti populisti è costruire un altro popolo con una classe dirigente che sappia intercettare la richieste democratiche esistenti nelle nostre società per articolarle in una direzione riformista e democratica.

Esiste la possibilità, ed io ci credo, che questa volontà collettiva (di matrice liberale ed anti populista) abbia un carattere trasversale e diventi egemonica.

 

 

Aspirante giurista riformista, pianista e lettrice compulsiva. Tra Beethoven, Rachmaninov, Baricco, Kundera, Mortati e Smend, sono la mamma di Laura.

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