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Gravi anomalie nell’approvazione della manovra

Stefano Ceccanti mercoledì 9 gennaio 2019
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di Stefano Ceccanti

 

Oggi la Corte si riunisce per decidere sull’ammissibilità del conflitto presentato dal Pd sulle modalità di approvazione della legge di bilancio. Un rimedio estremo. Che capisce bene solo chi ha presente il male estremo ed eccezionale che si è verificato in questo passaggio su iniziativa del Governo ma soprattutto a causa della sudditanza delle Presidenze di Assemblea, in particolare quella del Senato.

Le anomalie mai verificatesi prima (ripeto: mai verificatesi prima, non c’è nessuna continuità su questo) sono state puntualmente ricostruite da Enrico Morando come segue:

  1. il Parlamento, con la Risoluzione sulla Nota di aggiornamento al Def, ha fissato saldi poi travolti dal testo definitivo; nel merito è stato anche un bene, ma la maggioranza ha così travolto i poteri delle Camere;
  2. il governo non ha presentato in Commissione Bilancio nessuno degli emendamenti importanti che ha poi inserito in Aula nel testo del maxiemendamento per la fiducia, mentre dai primi anni 2000 vi si atteneva scrupolosamente;
  3. la Commissione bilancio non ha inciso su nulla di decisivo, nonostante il suo ruolo garantito dall’articolo 72 della Costituzione;
  4. il Governo ha presentato un testo che nessuno dei senatori ha mai potuto davvero leggere; persino quando è arrivato alla Camera, qualche giorno dopo, neanche l’Ufficio Parlamentare di Bilancio poteva rendere edotti i deputati sull’insieme degli effetti del testo, ma solo sulla parte che recepiva l’accordo con l’Unione europea.

Proprio perché le anomalie sono gravi e documentate ci sembra legittimo auspicare che la Corte, nei modi che essa riterrà opportuni e nel rispetto che si deve comunque alle sue decisioni, dia una risposta alle nostre legittime aspettative di evitare che esse si ripetano.

Non per noi come parte politica, ma per il rispetto che si deve al Parlamento e all’equilibrio tra Parlamento e Governo, tra maggioranza e gruppi di opposizione. Del resto, se non fossero gravi e documentate, non ci sarebbe stata l’importante e inedita critica nel discorso presidenziale di fine anno.

Vicepresidente di Libertà Eguale e Deputato del Partito Democratico, eletto nel collegio di Pisa e Livorno. Professore di diritto costituzionale comparato all’Università La Sapienza di Roma.
Già presidente nazionale della Fuci, si è occupato di forme di governo e libertà religiosa. Tra i suoi ultimi libri: “La transizione è (quasi) finita. Come risolvere nel 2016 i problemi aperti 70 anni prima” (2016).

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