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L’opposizione che non c’è: una favoletta interessata

Carlo Fusaro giovedì 10 gennaio 2019
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di Carlo Fusaro

Due parole sulla favoletta dell’opposizione: non c’è, dov’è, che fa? 

Non so se avete notato ma è cominciata il 1° giugno 2018, all’indomani della formazione del governo (Conte)SalviniDiMaio. Nemmeno dopo le vicende della “manovra contro il popolo” è stata abbandonata: e sì che il Pd (e stavolta non solo il Pd, anche le altre opposizioni in genere meno oppositive…) ne han fatte di tutte.

Ostruzionismo, pseudoccupazione dei banchi del governo, classico lancio dei faldoni, cartelli in aula (andrebbe proibito con espulsione immediata di chi ne espone uno), sit in davanti a Montecitorio e – last but not least – tentativo di impugnare davanti alla Corte costituzionale il modo come si è costretto le due Camere (specie il Senato) a votare roba mai neanche letta (e mai leggibile data la tempistica imposta: il punto è tutto qui).

Per alcuni commentatori il problema dell’«opposizione che non c’è» rimane. Ebbene: hanno torto marcio ma anche ragione allo stesso tempo. Hanno torto tre volte quando se la prendono sempre col Pd (e qualcuno ancor oggi con Renzi), sorta di punching ball a poco prezzo della politica italiana.

Primo, perché come si è mostrato sopra è falso: il Pd l’opposizione la fa, e anche bene, prima di tutto in Parlamento (e dove se no? vogliamo calare il passamontagna e procurarci qualche AK47 salendo in montagna? siamo seri). Anzi il Pd è l’unica vera opposizione (finché i residui di Forza Italia e Fratelli d’Italia non smettono di fare la corte a Salvini, cioè alla metà forte del governo (Conte)).

Secondo, perché non si è mai visto i fautori della maggioranza (dichiarati e nascosti) pretendere di dare i voti… all’opposizione (lo fanno in realtà proprio perché… non la vogliono affatto, un’opposizione)!

Terzo, perché è sbagliato pensare che l’opposizione esiste davvero solo se può diventare maggioranza (o peggio parte della maggioranza) in tempi brevi: classica logica da prima Repubblica che spesso nasconde i fautori di riassemblaggi parlamentari (magari verso il mitico M5S/Pd).

Su un punto però – ma per ragioni diverse da quelle asserite (il congresso, i candidati che non si sa cosa vogliono: e perché? almeno quelli pagati per fare i giornalisti potrebbero far la fatica di leggersi i documenti presentati – anche troppo lunghi, la strategia che non c’è, la perdita delle radici, etc. etc.) – quel che dicono ha un fondamento.
E il punto è questo: un’opposizione, al di là di quel che fa nelle istituzioni, è forte e può davvero condizionare o addirittura far tremare la maggioranza e chi la guida, se NELLA SOCIETA’ c’è opposizione a chi governa e insoddisfazione e rivolta contro quel che fa. Finché questa opposizione non monta e non gonfia, è senza senso (tranne per chi è interessato a non farla nascere mai) piagnucolare sull’«opposizione che non c’è» prendendosela con i soli che la fanno (il Pd)! Il vero è, purtroppo, che questa opposizione nella società è, ad oggi, fiacca e poco convinta. Ed è difficile capire quando e come crescerà al punto da cambiare le carte in tavola.

(E vedrete che allora gli strumenti li troverà! a partire proprio dal Pd se assolve al suo ruolo senza inseguire chimere politiciste.)

Già professore ordinario di Diritto elettorale e parlamentare
nell’Università di Firenze e già direttore del Dipartimento di diritto
pubblico. Ha insegnato nell’Università di Pisa ed è stato “visiting
professor” presso le università di Brema, Hiroshima e University College
London. Presidente di Intercultura ONLUS dal 2004 al 2007, trustee di
AFS IP dal 2007 al 2013; presidente della corte costituzionale di San
Marino dal 2014 al 2016; deputato al Parlamento italiano per il Partito
repubblicano (1983-1984).

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