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di Pietro Ichino

Undici ottime ragioni per un voto che determini un’accelerazione del processo di integrazione europea

 

1) Perché nell’ultimo mezzo secolo la crescita dell’Unione Europea ha coinciso con il rafforzamento e l’espansione nel nostro continente dei principi della democrazia liberale.

2) Perché l’UE è già oggi, nonostante i suoi ritardi e difetti, il governo continentale più avanzato del mondo per la tutela della salute, sicurezza e benessere di chi lavora, per la protezione dell’ambiente, per la tutela della libertà e dei diritti fondamentali delle persone, contro le minacce vecchie e nuove.

3) Perché viceversa, come mi sono proposto di mostrare altrove, la sola alternativa a un’accelerazione del processo di integrazione europea è una deriva verso regimi di democrazia illiberale o di non democrazia, alla Orbàn, alla Strache, alla Kaczynski, alla Le Pen, probabilmente satellite della Russia di Putin.

4) Perché l’esperienza greca del 2015 e quella britannica della Brexit mostrano che, a questo punto del processo di integrazione, interromperlo è drammaticamente costoso.

5) Perché tutti i difetti che imputiamo oggi all’UE sono, a ben vedere, causati da un ritardo nella sua costruzione e da un peso eccessivo, al suo vertice, dei 28 vecchi Stati sovrani.

6) Perché non possiamo avere una vera sicurezza militare senza una difesa europea.

7) Perché non possiamo avere alcun governo efficace dei flussi migratori senza una politica e una polizia di frontiera europea.

8) Perché non possiamo darci alcuna disciplina della finanza internazionale se non negoziata da un Governo europeo con le altre grandi potenze.

9) Perché non c’è sviluppo economico in Italia che possa prescindere da un grande mercato continentale con una moneta forte e ben regolata.

10) Perché nessun Governo di un singolo Paese può negoziare in posizione di forza con i colossi dell’economia digitale (Google, Microsoft, Amazon, ecc.).

11) Perché dunque su tutte queste materie non è seriamente pensabile una sovranità che non sia costruita ed esercitata al livello europeo: questo è il motivo per cui il “sovranismo” di chi vuol rallentare il processo di integrazione europea nasconde un grande inganno.

 

Tratto da www.pietroichino.it

Già senatore del Partito democratico e membro della Commissione Lavoro, fa parte della presidenza di Libertàeguale. Ordinario di Diritto del lavoro all’Università statale di Milano, già dirigente sindacale della Cgil, ha diretto la Rivista italiana di diritto del lavoro e collabora con il Corriere della Sera. Twitter: @PietroIchino

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