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di Giorgio Tonini

 

Come ha già osservato Michele Serra, ha ragione Gianrico Carofiglio nel raccomandare prudenza nel giudizio sul nuovo governo.

 

Contro le semplificazioni

Chi “ha una cultura politica che giustamente critica le semplificazioni del populismo, dovrebbe stare attento alle semplificazioni propagandistiche. Per esempio parlare di un governo di ‘estrema destra’ è una di queste semplificazioni. Molte componenti di questo governo non sono affatto etichettabili in questo modo. Certo che ci sono forti, e preoccupanti, orientamenti di destra, ma nel semplificare in modo così elementare si fa lo stesso peccato dei populisti. Senza contare che in questo loro sono molto più bravi ed efficaci”. Lo stesso ragionamento vale per l’altro schema, usato e abusato: siamo in presenza di un governo “sovranista e antieuropeista”.

Anche in questo caso, è innegabile che esistano pulsioni di questo tipo, fortemente radicate sia nella Lega che anche nei Cinquestelle: il braccio di ferro su Savona, peraltro vinto da Mattarella, sta lì a dimostrarlo. Ma anche queste categorie non spiegano tutto e, se usate in modo schematico, rischiano di risultare fuorvianti.

 

La mano tesa di Macron

L’articolo più interessante da leggere oggi, da questo punto di vista, è la corrispondenza da Parigi di Anais Ginori, a pag. 16 della Repubblica. Titolo: “Macron, mano tesa a Conte. Non ai 5s”. Secondo la brava giornalista italo-francese, si moltiplicano gli indizi che fanno pensare che si stia costituendo un asse politico, in Europa, tra il presidente francese, campione in carica degli europeisti più convinti, e il governo dei populisti, presunti e sedicenti sovranisti e antieuropeisti italiani.

“L’interesse di Macron – spiega la Ginori, che cita fonti dell’Eliseo – è trovare rapidamente un’intesa con Conte per sbloccare l’impasse in Europa e ottenere, se possibile, qualche risultato al Consiglio europeo di fine giugno. La strada è in salita, date le note resistenze della Germania. Ma l’improvviso cambio di governo in Spagna, con il nuovo premier socialista, e la coalizione dei populisti in Italia, cambia lo scenario e potrebbe favorire la Francia nel ruolo di mediatore tra Nord e Sud dell’Europa”.

 

La capacità di bilancio dell’Eurozona

Dunque Macron ha bisogno dell’Italia. Ma anche Conte e il suo governo hanno bisogno della Francia. Sul piano tattico, per dare all’inevitabile abbandono della piattaforma “NoEuro” le sembianze di una ritirata strategica e non quelle di una rotta. Facendo asse con Macron, il governo giallo-verde può mantenere due elementi della vecchia impostazione: la critica, anche dura, all’Europa così com’è; e la critica, più o meno dura, alla posizione tedesca.

Sul piano strategico, solo qualcosa che assomigli alla “Fiscal Capacity” dell’Eurozona, che è poi la proposta di Macron, può rendere compatibile almeno una parte (e da attuarsi con molta gradualità) delle promesse elettorali, con l’attuale quadro di finanza pubblica dell’Italia. Senza un vero salto di qualità sul piano della politica economica federale, appunto con una capacità di bilancio dell’Eurozona, e con la politica monetaria della Bce destinata a farsi meno espansiva, l’impatto del contratto giallo-verde col principio di realtà rischia di essere letale, per il governo e per le forze politiche che lo hanno costituito. La scelta di porre alla guida della Farnesina un europeista di rango, amico personale di Macron, come Moavero Milanesi, a me pare rifletta questa spregiudicata consapevolezza.

 

En Marche: no alla Lega, ‘ni’ ai grillini

Ma la Ginori non si ferma qui. Citando Pierre-Alexandre Anglade, responsabile Europa del partito di Macron, la corrispondente di Repubblica riferisce che sin dallo scorso autunno il movimento macroniano aveva ipotizzato di dialogare con il M5S in vista delle elezioni europee del maggio prossimo. Oggi non è più così.

Ginori cita di nuovo Anglade: “Il Patto di governo fra Cinquestelle e Lega fa tutta la differenza”, dato che la Lega è storicamente alleata della Le Pen. Dunque in questa fase solo rapporti istituzionali, ma non politico-elettorali. E tuttavia, è interessante che il no al M5S derivi dalla sua alleanza con la Lega. Ma Anglade non fa di ogni erba un fascio. In un altro quadro di alleanze, parrebbe di capire, “En Marche!” avrebbe potuto allearsi coi grillini…

 

La difficile opposizione al populismo

Si vedrà cosa accadrà di qui a maggio. Per prima cosa, c’è da capire se il governo, che è un po’ di destra, ma anche un po’ di sinistra, un po’ sovranista e antieuropeo, ma anche un po’ europeista e macroniano, riuscirà nella manovra di bilancio del prossimo autunno a far quadrare i conti tra le promesse elettorali, intrise di populismo (che poi altro non è che la versione latina della parola greca demagogia), e lo stato delle finanze pubbliche italiane, che il populismo (in deficit) proprio non sono in grado di reggerlo.
Fare opposizione al populismo è insomma necessario, ma niente affatto facile. Perché il populismo adotta lo schema della guerra di movimento e non puoi contrastarlo con la guerra di posizione: destra contro sinistra, sovranisti contro europeisti, o qualche altra trincea fissa. I populisti li devi incalzare sulle concrete scelte politiche, non sugli schemi astratti. Guai a bloccarsi dietro una qualche linea Maginot. È la volta che te li ritrovi alle spalle. Ci vuole tanta velocità, tanto coraggio e tanta fantasia. Buon lavoro!

Componente della Presidenza di Libertà Eguale.
Senatore dal 2001 al 2018, è stato vicepresidente del gruppo del Partito democratico in Senato, presidente della Commissione Bilancio e membro della segreteria nazionale del Pd.
E’ stato presidente nazionale della Fuci, sindacalista della Cisl, coordinatore politico dei Cristiano sociali e dirigente dei Democratici di Sinistra.
Tra gli estensori del “Manifesto per il Pd”, durante la segreteria di Walter Veltroni è stato responsabile economico e poi della formazione del partito.

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