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di Carlo Fusaro

 

La lettera con la quale il presidente della Repubblica ha accompagnato l’autorizzazione alla presentazione alle Camere del ddl di bilancio 2019 (la c.d. ‘manovra del popolo’) merita un rapido commento a futura memoria.

 

1.

La lettera è stata resa nota in un secondo momento, a seguito di “indiscrezioni” apparse sui media. E Mattarella ha tenuto a evidenziarlo. La sua pubblicazione lo impegna – e impegna il Governo – davanti a tutti.

 

2.

La lettera puntigliosamente riporta, sottolineandolo implicitamente, lo scarto temporale fra approvazione del bilancio da parte del Consiglio dei ministri (15 ottobre) e giorno in cui – dopo mille tira e molla – è stato portato formalmente all’attenzione del capo dello Stato (31 ottobre). Scarti fra approvazione e presentazione ce ne sono stati spesso, mai così lunghi e sofferti.

 

3.

Mattarella indica espressamente al Governo che egli ritiene “interesse fondamentale dell’Italia” (quindi materia di competenza sua come rappresentante dell’unità nazionale) che la manovra persegua non solo, ma anche alcuni obiettivi che elenca: tutela del risparmio, fiducia delle famiglie – imprese – operatori economici, protezione dell’Italia dall’instabilità finanziaria. E’ sotto gli occhi di tutti – anche se non lo dice – che tutto quanto avvenuto dalla formazione del governo Conte in avanti è andato, finora, in direzione opposta.

 

4.

E più importante di tutto il resto: per perseguire gli obiettivi (nell'”interesse fondamentale dell’Italia”, appunto) il Governo viene “sollecitato” a negoziare con le istituzioni europee con precisi riferimenti costituzionali:

– art. 81: sul bilancio e il suo equilibrio strutturale;

– art. 97: dovere di tutte le pubbliche amministrazioni “di assicurare l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico” e di farlo “in coerenza con l’ordinamento dell’UE”;

– art. 117: dovere di Stato e Regioni di fare leggi rispettose sia della Costituzione sia dell’ordinamento UE.

 

5.

Ciò il Governo deve fare “anche nel corso dell’esame parlamentare” della legge di bilancio: in pratica, nella prospettiva di modifiche frutto di quel “confronto e dialogo costruttivo” con l’UE.

 

Cari lettori che vi appassionate alla nostra vita civile e politica, queste di Mattarella sono parole molto pesanti e impegnative.

Perché nel richiamare così espressamente e puntualmente, da un lato, i compiti del capo dello Stato, e, dall’altro, disposizioni costituzionali precise, egli rammenta su che base si porrà la sua azione futura: incluso l’esercizio del potere di rinvio alle camere con messaggio motivato (art. 74 Cost.) di questa come di altre leggi in palese violazione della Costituzione.

Nota: come palesemente è – in violazione della Costituzione – la “manovra del popolo”: non per mia, ma per esplicita affermazione – al di là dei mille tweet e dichiarazioni alla stampa – di atti formali del Governo stesso, che in qualche caso se n’è fatto addirittura un vanto, a partire dalla lettera di risposta alla Commissione Ue.

 

 

Già professore ordinario di Diritto elettorale e parlamentare
nell’Università di Firenze e già direttore del Dipartimento di diritto
pubblico. Ha insegnato nell’Università di Pisa ed è stato “visiting
professor” presso le università di Brema, Hiroshima e University College
London. Presidente di Intercultura ONLUS dal 2004 al 2007, trustee di
AFS IP dal 2007 al 2013; presidente della corte costituzionale di San
Marino dal 2014 al 2016; deputato al Parlamento italiano per il Partito
repubblicano (1983-1984).

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